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	<title>Gastonemariotti.com &#187; Ahmadinejad</title>
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		<title>Iran: speranza in frantumi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 11:07:01 +0000</pubDate>
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Infrante le speranze riformiste dell&#8217;Iran, le urne iraniane, invece di avvicinare una prospettiva di pace, l’hanno allontanata (un bel dilemma per Obama, dialogo o no?). L&#8217;esito delle elezioni in Iran, hanno visto la conferma di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica islamica, e gli scontri a Teheran tra i supporter del candidato moderato sconfitto, Mir [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2009/06/Teheran.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2676" title="Teheran" src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2009/06/Teheran-300x216.jpg" alt="Teheran" width="327" height="238" /></a></p>
<p>Infrante le speranze riformiste dell&#8217;Iran, le urne iraniane, invece di avvicinare una prospettiva di pace, l’hanno allontanata (un bel dilemma per Obama, dialogo o no?). L&#8217;esito delle elezioni in Iran, hanno visto la conferma di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica islamica, e gli scontri a Teheran tra i supporter del candidato moderato sconfitto, Mir Hossein Mousavi, e la polizia. Rivolte e violenze (con  sembra quattro morti) sono proseguite per tutto il week end: l&#8217;opposizione contesta la vittoria del presidente uscente, denunciando brogli elettorali.<br />
Da Teheran giungono notizie ed immagini di manifestazioni di piazza, di gente che non ha più paura dei manganelli dei Guardiani della Rivoluzione. Le Università danno segni di stanchezza verso il trentennale dispotismo teocratico, sempre più gente ha il coraggio di mostrare il proprio schifo per l’elite che governa il Paese. <span id="more-2674"></span><br />
Quali seguiti avrà in Iran la protesta delle popolazioni urbane meno diseredate? Cosa resterà della stagione libertaria che la società iraniana ha conosciuto durante la campagna elettorale? Fino a che punto l’uomo forte <strong>Alì Khamenei</strong> vorrà tener a freno Ahmadinejad e imporgli una linea diversa?<br />
<strong>Corriere della Sera TV</strong></p>
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		<title>Bene le elezioni in Libano e ora attendiamo il risultato di quelle iraniane</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 15:00:06 +0000</pubDate>
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Libano in festa dopo le elezioni politiche di domenica scorsa. Hezbollah sconfitta, vince il fronte filo-occidentale &#8220;14 marzo&#8221; (dal giorno della rivolta antisiriana seguita all&#8217;omicidio di Rafik Hariri), di cui fanno parte Saad Hariri, figlio dell&#8217;ex premier e leader della corrente sunnita, i drusi di Walid Jumblatt ed i cattolico-maroniti di Amin Gemayel, guida delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2009/06/bandiera-libano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2641" title="bandiera-libano" src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2009/06/bandiera-libano.jpg" alt="bandiera-libano" width="448" height="282" /></a></p>
<p>Libano in festa dopo le elezioni politiche di domenica scorsa. Hezbollah sconfitta, vince il fronte filo-occidentale &#8220;14 marzo&#8221; (dal giorno della rivolta antisiriana seguita all&#8217;omicidio di Rafik Hariri), di cui fanno parte Saad Hariri, figlio dell&#8217;ex premier e leader della corrente sunnita, i drusi di Walid Jumblatt ed i cattolico-maroniti di Amin Gemayel, guida delle Falangi Libanesi, e di Samir Geaqea, leader delle Forze Libanesi, che ha conquistato 68 dei 128 seggi in Parlamento. Pesante la sconfitta della coalizione che fa capo ad Hezbollah, sostenuta da Siria e Iran e della quale fanno parte anche il movimento shiita, il movimento di Amal e il gruppo guidato dall&#8217;ex generale cristiano Michel Aoun.<br />
La prima sconfitta per Ahmadinejad aspettando le elezioni iraniane. Pur confermandosi la prima forza musulmana nel Paese, il &#8221;Partito di Allah&#8221; fondato da Khomeini esce sconfitto dalle urne del Paese dei Cedri.<span id="more-2640"></span><br />
L’Iran, intanto, sta andando verso le elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 12 giugno. Le speranze di vittoria degli avversari di Ahmadinejad si scontrano contro un ostacolo significativo: la loro divisione. Sembra probabile che nessun candidato riuscirà ad ottenere la maggioranza necessaria al primo turno, rendendo così necessario il ricorso al ballottaggio tra Ahmadinejad e Moussavi.<br />
<strong>Iran election debate on TV: Mousavi, Ahmadinejad &#8211; 09 Jun 09</strong></p>
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<p><strong>Mousavi in Hamedan, Islamshahr, Ardebil &amp; Tabriz<br />
</strong>
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		<title>Iran libero</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 10:32:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ 
Iran libero unica alternativa alla guerra imminente. Il mondo è a pochi mesi dalla catastrofe. E sarà soprattutto la complice inerzia dell’Unione Europea, troppo spesso incline a cedere nei fatti al regime di Teheran, a rendere il bombardamento di siti strategici iraniani l’unica opzione concretamente possibile per evitare una guerra nucleare in Medio Oriente.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/06/iran.jpg" alt="iran.jpg" height="320" width="464" /><br />
Iran libero unica alternativa alla guerra imminente. Il mondo è a pochi mesi dalla catastrofe. E sarà soprattutto la complice inerzia dell’Unione Europea, troppo spesso incline a cedere nei fatti al regime di Teheran, a rendere il bombardamento di siti strategici iraniani l’unica opzione concretamente possibile per evitare una guerra nucleare in Medio Oriente.<br />
<strong>Il bombardamento su Ahmadinejad è partito, ma è psicologico</strong><span id="more-942"></span><br />
<strong> Beautiful Iran</strong></p>
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</div>
<p>C’è una sola alternativa a questo scenario: l’Europa, l’Italia, i Paesi della solidarietà euroatlantica cessino di concedere tempo agli ayatollah al potere, abbandonino l’illusione che quel regime sia interessato alla pace e alla sicurezza internazionale e possa riformarsi dal suo interno, si liberino dalla trappola dei servizi di sicurezza iraniani che continuano a fabbricare falsi dossier contro le opposizioni, e sostengano concretamente gli attori del cambiamento. O avremo, entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero, o sarà troppo tardi perché non venga deciso un nuovo intervento armato.<br />
Ricordo che l’Europa avrà nei prossimi giorni, in occasione del Consiglio Europeo, l’occasione di emendare il più grave errore compiuto nei confronti dell’Iran negli ultimi anni: su richiesta del regime dei mullah, il governo britannico aveva inserito senza alcuna motivazione l’Organizzazione dei <strong>Mojahidin del Popolo Iraniano</strong> in una lista di gruppi terroristici, trascinando poi l’Unione Europea a fare altrettanto. Dopo una serie ininterrotta di sentenze di corti comunitarie e britanniche contro tale decisione, dimostrata in giudizio priva di fondamento, il Regno Unito ha ora avviato la cancellazione dell’inserimento, definito “illegittimo e ingannevole” in maggio dalla Corte d’Appello di Londra. Il Consiglio Europeo faccia altrettanto nella prima riunione, senza ulteriori e ingiustificabili ritardi (da radicali.it).<br />
<img src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/06/iran2.jpg" alt="iran2.jpg" height="271" width="492" /><br />
<strong>2006: Iran, studenti contro Ahmadinejad (che fine avranno fatto?!) </strong><br />
DOPO LE ESERCITAZIONI DI ISRAELE  TEMPI PIÙ STRETTI PER DISINNESCARE LE OMBRE IRANIANE<br />
Tanto per chiarire che davvero «nessuna opzione è esclusa», le Forze di difesa i­sraeliane hanno compiuto alcuni giorni fa un’esercitazione che simulava una massic­cia incursione aerea a lungo raggio, con il supporto di elicotteri d’attacco e di traspor­to truppe e aerocisterne per il rifornimento in volo. La distanza coperta è stata esatta­mente la stessa distanza che separa Tel Aviv dai principali siti nucleari dell’Iran. Gli i­sraeliani non sono né ingenui né folli, e san­no benissimo (come lo sanno ovviamente, gli iraniani) che un raid militare – ipotesi che da settimane s’aggira per il mondo – non sa­rebbe risolutivo e forse nemmeno parzial­mente efficace. Anzi, con ogni probabilità spingerebbe il regime degli ayatollah a sca­tenare una reazione capace di destabilizza­re la regione. Nello scenario apocalittico che si aprirebbe a seguito di un’azione militare israeliana, ra­gionevolmente con la copertura strategica degli Stati Uniti, Siria, Hezbollah e Hamas (e una parte consistente delle masse popolari arabe) si schiererebbero a fianco dell’Iran. Il nuovo Iraq sarebbe probabilmente paraliz­zato con il cuore che batte per i fratelli sciiti e la ragione che vede nella presenza milita­re Usa la principale garanzia di sopravvi­venza.<br />
Molto più difficile è immaginare che cosa fa­rebbero quei Paesi come l’Arabia Saudi­ta, l’Egitto e gli Stati del Golfo, che dete­stano gli iraniani quanto e più degli i­sraeliani e che ve­drebbero come una seconda &#8216;catastrofe&#8217; l’estensione di un’e­gemonia persiana dal Golfo al Mediter­raneo. Su questo ele­mento puntano pro­babilmente gli stra­teghi israeliani, ipo­tizzando – e speriamo resti scenario da fan­tapolitica – un’offensiva lampo, così da con­sentire ai governi arabi di potersi limitare a una sdegnata dichiarazione di condanna a cose fatte. Le pianificazioni ex ante sono sem­pre ben diverse da come le campagne si svi­luppano poi concretamente. Non foss’altro perché la guerra, tra tutte le attività umane, è una di quelle a maggior tasso di incertez­za, in quanto include la mobilitazione di tut­te le risorse disponibili, a cominciare da quel­le della volontà, della determinazione e del­lo spirito di sacrificio, tutte cose ben difficili da &#8217;stimare&#8217; a tavolino. Basterebbe ciò – ma le motivazioni ovviamente vanno ben oltre – per essere contrari all’uso della forza in que­sta circostanza. Occorre tuttavia chiarire con altrettanta ri­solutezza come sia inaccettabile che un re­gime quale quello iraniano, il cui presidente minaccia in ogni possibile occasione la di­struzione dello Stato di Israele, possa svilup­pare l’arricchimento dell’uranio. Perché pa­droneggiare questa tecnologia lo mettereb­be in grado di produrre sia combustibile ad uso civile, sia uranio &#8216;più ricco&#8217; ad uso mili­tare. La questione è tutta qui. E su tale que­stione, al momento, la diplomazia (il famo­so 5+1) non è ancora riuscita a produrre u­no straccio di risultato. Proprio questo ha vo­luto ricordarci Israele con le sue manovre: che il tempo per trovare (perché cercare non basta) una soluzione alternativa all’opzione militare è sempre meno. E che se una solu­zione diplomatica non verrà trovata, l’op­zione militare è sempre disponibile. Nella consapevolezza che non sarebbe certo una soluzione, ma una mossa che, se i negoziati fallissero, si prefiggerebbe il solo scopo di ri­tardare quello che, altrimenti, Teheran por­terebbe a casa prima e comunque.<br />
Ecco perché bisogna prendere molto sul se­rio le esercitazioni israeliane e smettere di baloccarsi dietro il rassicurante mantra che «quella militare non è una soluzione». Que­sto è ovvio e lo sanno tutti, a partire dagli i­sraeliani. Il cui ragionamento è però lineare, condivisibile o meno che sia: <strong>se la comunità internazionale non è in grado di bloccare l’a­tomica iraniana, Israele la può quantomeno ritardare</strong>. Ora la parola, inevitabilmente, non può che tornare alla comunità internazionale (da l&#8217;avvenire.it).</p>
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		<title>Abbiamo fame di libertà</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 06:02:19 +0000</pubDate>
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Mahmud Ahmadinejad (محمود احمدی‌نژاد) (Arādān, 28 ottobre 1956) è un politico iraniano, sesto e attuale Presidente della Repubblica islamica dell&#8217;Iran dal 3 agosto 2005.
Il presidente iraniano Ahmadinejad continua nella sua opera di minaccia nei confronti di Israele. Alla vigilia della sua partenza per Roma il capo del Governo iraniano ha detto, in un&#8217;occasione pubblica a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/06/att_.jpg" alt="att_.jpg" height="329" width="438" /><br />
Mahmud Ahmadinejad (محمود احمدی‌نژاد) (Arādān, 28 ottobre 1956) è un politico iraniano, sesto e attuale Presidente della Repubblica islamica dell&#8217;Iran dal 3 agosto 2005.<br />
Il presidente iraniano Ahmadinejad continua nella sua opera di minaccia nei confronti di Israele. Alla vigilia della sua partenza per Roma il capo del Governo iraniano ha detto, in un&#8217;occasione pubblica a Teheran, che lo Stato ebraico «verrà presto eliminato dalle carte geografiche». «Il regime sionista criminale e terrorista, che ha una storia di 60 anni di saccheggi, aggressioni e crimini &#8211; ha affermato Ahmadinejad, citato dall&#8217;agenzia Irna &#8211; è alla fine e verrà presto cancellato dalle carte geografiche». <span id="more-911"></span><br />
<strong>The clock is ticking for Israel</strong></p>
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<div class="wpv_titleauthor"></div>
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</div>
<p>In occasione del vertice mondiale della Fao sulla fame nel mondo, che si tiene a Roma dal 3 al 5 giugno, sarà presente anche il Presidente della teocrazia fondamentalista iraniana, Ahmadinejad. Per questo si è costituito in queste ore un Comitato composto da verie Associazioni, tra le altre quelle della galassia radicale, che hanno elaborato il testo dell&#8217;Appello &#8216;Abbiamo fame di Libertà&#8217;, di seguito riportato.<br />
<strong>&#8220;ABBIAMO FAME DI LIBERTA&#8217;&#8221;</strong><br />
La presenza del Presidente della Repubblica islamica dell&#8217;Iran, Ahmadinejad, proprio nell&#8217;ambito del vertice FAO che affronta il dramma della fame nel mondo, simboleggia la devastante contraddizione tra la violenza dei Governi totalitari e i loro proclami demagogici a favore dei popoli imponendoci inderogabilmente di denunciare la sistematica violazione dei diritti umani dei cittadini iraniani.<br />
Da quasi trent&#8217;anni la politica dei governi di Teheran nega i diritti delle minoranze religiose, delle donne, degli omosessuali, delle minoranze etniche, delle associazioni studentesche come di chiunque non condivida le politiche del regime. Costantemente sono negati i diritti cardine della democrazia, si impedisce la libertà d&#8217;espressione e nessuno spazio è concesso alla libertà di stampa. In Iran si susseguono esecuzioni capitali nei confronti di dissidenti politici, oppositori delle repressioni, studenti, giovani omosessuali.<br />
Questa politica repressiva e la retorica dell&#8217;odio del Presidente Ahmadinejad, che proclama la volontà di distruggere lo Stato di Israele  e insiste nel negare la tragedia della Shoa, dovrebbero suggerire alla Comunità internazionale un diverso profilo nei rapporti diplomatici con l&#8217;Iran.<br />
Il Governo iraniano  provoca ed alimenta l&#8217;instabilità dell&#8217;intera Regione mediorientale,  sostiene ed arma  i gruppi terroristici,  e non ha ancora chiarito alla comunità internazionale gli obiettivi del suo programma nucleare.<br />
Vogliamo, pertanto, richiamare tutti gli Stati aderenti all&#8217;ONU alla consapevolezza che non esistono soluzioni realmente efficaci al dramma alimentare in assenza di libertà e democrazia. La lotta alla fame nel mondo si deve e si può accompagnare alla lotta contro le dittature, contro le violenze, le violazioni dei diritti umani e contro i terrorismi.<br />
Nel momento in cui il mondo si prepara a parlare di sicurezza e di risorse alimentari, dobbiamo avere la consapevolezza che la democrazia (civile, sociale, politica ed economica) è la soluzione alla tragedia della fame.</p>
<p><strong>Il Papa non incontrerà Ahmadinejad: ha vinto la coerenza con i nostri valori e con i legittimi interessi di lungo termine</strong><br />
Ma l&#8217;Occidente sbaglia continuando a immaginare che sarebbe possibile isolare il presidente nazi-islamico per continuare a fare affari con il regime teocratico che rappresenta la principale minaccia alla sicurezza mondiale<br />
autore: Magdi Cristiano Allam (Corriere della Sera,1-6-08)<br />
C’era una sola via d’uscita onesta e onorevole al profondo imbarazzo dell’Italia e del Vaticano alle richieste d’incontro avanzate dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che arriverà a Roma su invito della Fao per la Conferenza internazionale sulla sicurezza alimentare che si terrà dal 3 al 5 giugno: non incontrarlo, coerentemente con quei valori assoluti, universali e trascendenti che sostanziano l’essenza della nostra umanità e che sono il fondamento della civiltà occidentale, nonché a salvaguardia di legittimi interessi nazionali e internazionali nel lungo termine. Bene hanno dunque fatto il papa Benedetto XVI e il premier Berlusconi.<br />
E’ necessario guardare in faccia alla realtà di Ahmadinejad, che non è affatto un corpo estraneo o una scheggia impazzita del regime teocratico sciita, bensì parte integrante ed espressione autentica e legittimata dal voto popolare di una dittatura in cui la “Guida spirituale”, l’ayatollah Ali Khamenei, incarna i massimi poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Così come bisogna prendere atto che si tratta di una pia illusione, o meglio di una sfacciata ipocrisia, immaginare che si possa mantenere le distanze dalla persona di Ahmadinejad e contemporaneamente intensificare i rapporti economici e commerciali con l’Iran, considerando questo comportamento come dignitoso sul piano etico e pragmatico sul piano dell’interesse nazionale. Ebbene non è affatto così. Un simile atteggiamento è, da un lato, lesivo dei diritti fondamentali della persona e dei valori non negoziabili e, dall’altro, realizza tutt’al più l’interesse di breve termine di singole aziende, mentre complessivamente si traduce in un sostegno fattuale al regime che oggi rappresenta la principale minaccia alla sicurezza e alla stabilità internazionale.<br />
Ecco perché noi abbiamo il diritto e il dovere di esigere da Ahmadinejad, quale condizione preliminare per stringergli la mano, che assuma formalmente una posizione congrua con i diritti inalienabili e i valori inviolabili, rassicurando il mondo intero che non intende essere un pericolo per l’insieme dell’umanità, cominciando ad ottemperare alle risoluzioni dell’Onu che ingiungono all’Iran di sospendere l’attività di arricchimento dell’uranio nella consapevolezza che sta perseguendo la costruzione della bomba atomica; dichiarando pubblicamente il rispetto della sacralità della vita, a cominciare dal riconoscimento del diritto di Israele all’esistenza e dalla condanna del terrorismo suicida ed omicida di Hamas, della Jihad Islamica, del Hezbollah e di Moqtada Al Sadr sostenuti e finanziati dall’Iran stesso; rispettando la libertà religiosa degli iraniani cessando la persecuzione dei cristiani e dei bahai e la condanna a morte dei musulmani che si convertono ad un’altra fede; rispettando la dignità della persona ponendo fine agli arresti, all’impiccagione e alla lapidazione degli omosessuali.<br />
Immagino che molti di voi sorrideranno perché è del tutto evidente che Ahmadinejad non riconoscerà mai il diritto alla vita di Israele, non rinnegherà mai il terrorismo islamico, non rispetterà mai la libertà di fede e i diritti individuali degli omosessuali. Ma c’è poco da sorridere quando, dalla constatazione tragica dell’irremovibilità di Ahmadinejad su questioni cruciali che mettono a repentaglio la sorte del mondo intero, non pochi in Occidente e altrove s’illudono che scendere a patti con un regime che rappresenta il nuovo nazismo islamico, corrisponda a una scelta di realismo per mantenere, costi quel che costi, il filo del dialogo nella speranza che dopo Ahmadinejad qualcun altro possa apportare un cambiamento di fondo. Si evoca con nostalgia l’ex presidente Khatami, dimenticando che lui stesso, dopo due mandati con un amplissimo sostegno popolare, ammise il totale fallimento del tentativo di riformare dall’interno la teocrazia. Proprio l’esperienza di Khatami, che è un religioso, conferma che il regime degli ayatollah non è riformabile pena la sua dissoluzione. Si evoca con speranza il neo-presidente del Majlis, il parlamento iraniano, Ali Larijani, rimuovendo fin troppo rapidamente il fatto che anch’egli ha fallito quale negoziatore sulla crisi del nucleare perché le sue posizioni, al di là dei toni più pacati, sono simili a quelle di Ahmadinejad. Ebbene nell’attesa che un qualche evento imprevedibile possa portare ad un autentico cambiamento interno iraniano, ciò che dobbiamo fare per prevenire che i nuovi nazisti islamici minaccino il mondo intero è mostrare fermezza nella difesa dei nostri valori e dei nostri interessi.</p>
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