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	<title>Gastonemariotti.com &#187; giustizia</title>
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		<title>Emergenza giustizia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 06:43:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
L’ANM saprà e vorrà abbandonare la miope tutela corporativa di interessi di casta? “Disponibilità totale senza preclusioni e senza volontà di contrasto, all’individuazione di seri interventi che almeno comincino a porre rimedio al disastro della giustizia”. E’ quanto promette e annuncia il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Lucerti, all’indomani della nomina a ministro della Giustizia Alfano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="243" src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/05/antonio-di-pietro_infervorato_tn.jpg" alt="antonio-di-pietro_infervorato_tn.jpg" height="160" /><br />
L’ANM saprà e vorrà abbandonare la miope tutela corporativa di interessi di casta? “Disponibilità totale senza preclusioni e senza volontà di contrasto, all’individuazione di seri interventi che almeno comincino a porre rimedio al disastro della giustizia”. E’ quanto promette e annuncia il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Lucerti, all’indomani della nomina a ministro della Giustizia Alfano. Il sindacato dei magistrati si dichiara, in sostanza, disponibile al confronto e al dialogo. Si vedrà. <span id="more-866"></span><br />
<strong>Giuramento on. Angelino Alfano neo Ministro della Giustizia</strong></p>
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<p>Il neo-ministro della Giustizia si troverà sulla scrivania una quantità di urgenti e scottanti dossier: lo stato della Giustizia in Italia è ormai una “ordinaria” emergenza; si va dai processi lenti di cui è certa solo la data di inizio, alle scarcerazioni “facili” di pericolosi delinquenti per decorrenza dei termini (nulla da dire, in proposito, ANM?); fino all’affollamento nelle carceri: come non ci si stancherà mai di ripetere, ci sono più imputati che condannati, ogni dieci detenuti sei sono in attesa di giudizio.<br />
I rapporti tra politica e magistratura sono stati caratterizzati da una tensione al calor bianco, e hanno prodotto frutti avvelenati che sono sotto gli occhi di tutti. La politica ci ha messo del suo: invece di preoccuparsi di come assicurare al cittadino una giustizia rapida ed efficiente, si sono prodotte una quantità di leggi ad personam, che hanno contribuito potententemente a incancrenire ulteriormente la situazione. Il centro-destra quando ha governato è stato arrogante e prepotente, il centro-sinistra quando ha governato è stato inconcludente e impotente. Abbiamo assistito a sconcertanti invasioni di campo. Troppe volte i magistrati sono intervenuti a gamba tesa. Il loro compito è applicare le leggi che il Parlamento approva, non sabotarle utilizzando inchieste per fini che nulla hanno a che fare con l’accertamento dei fatti e l’amministrazione della giustizia. E’ certamente legittimo esprimere valutazioni ed opinioni, ma – si ripete – il compito di fare le leggi, e di adeguarle alle esigenze della collettività, appartiene alla politica. L’autonomia del magistrato va rispettata e tutelata, ma non può e non deve equivalere, come troppe volte è accaduto, a irresponsabilità e impunità.<br />
<strong>Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ammonisce</strong></p>
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<p>Su questo si vorrebbe avere, finalmente, una parola chiara, da parte dell’ANM e dei suoi vertici. Per il resto, vedremo: è stata promessa la separazione delle carriere, così come accade in tutti i paesi civili, del Pubblico Ministero da quella del Giudice. Ora già qualcuno dice che può bastare la separazione delle funzioni (ma perché, esiste un Pubblico Ministero che svolga insieme il ruolo di Giudice nello stesso processo?); va affrontato il nodo dell’obbligatorietà dell’azione penale; il 23 per cento della popolazione carceraria è costituito da tossicodipendenti, segno evidentemente, che le leggi Vassalli-Jervolino prima, Giovanardi-Fini poi, si sono rivelate inutili e dannose.<br />
Ci sono, insomma, problemi enormi e urgenti da risolvere. Auguriamoci almeno che l’ANM sappia e voglia abbandonare la miope tutela corportativa di interessi di casta come ha finora fatto (da Notizie radicali).<br />
<img src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/05/pinocchio_e_i_carabinieri.jpg" alt="pinocchio_e_i_carabinieri.jpg" /> <br />
L’Italia è una democrazia avanzata fondata sulla legalità. Le leggi sono il suo punto di forza. Sono così tante, tra le 300.000/350.000, che nessuno le conosce tutte. Per ogni disposizione c’è il suo contrario, la sua eccezione, la sua interpretazione giuridica. Il numero di avvocati della città di Roma è pari a quello di tutta la Francia.<br />
Il vero cambiamento che serve all’Italia è che si accettino veramente i principi della democrazia liberale: quando si fa una legge, deve essere applicata a tutti. Per primi, ai politici che le fanno: che, quindi, ci devono pensare bene prima di fare una legge che non potrebbero rispettare. Poi però nessuno deve difendere i “suoi amici” quando non rispettano quella o quell’altra legge “ingiusta”: se la legge è ingiusta, va cambiata. Ma, finché è in vigore, va fatta rispettare. Anche se non piace a nessuno. In Italia, dove ci sono tante leggi impossibili da rispettare, bisogna poi procedere ad abolirne tante, o a cambiarle in modo che siano sensate. Altrimenti, non se ne esce. Per questa battaglia io marcerei tutti i giorni. Magari diventasse la meta della prossima marcia del V-Day…</p>
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		<title>&#8220;Uccidete mio fratello&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 08:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Caso Contrada]]></category>
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		<description><![CDATA[
La sorella di Bruno Contrada scrive al Giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Anna Contrada invoca la morte legale. L&#8217;iniezione letale, come per i condannati alla pena capitale. Da una parte la rivendicazione dell&#8217;onesta&#8217;, la correttezza, l&#8217;intransigenza. Dall&#8217;altra le accuse, la condanna. Inutile. Ecco perche&#8217; adesso la famiglia Contrada ritiene che l&#8217;eutanasia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/04/att_j.jpg" alt="att_j.jpg" height="387" width="517" /><br />
La sorella di Bruno Contrada scrive al Giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Anna Contrada invoca la morte legale. L&#8217;iniezione letale, come per i condannati alla pena capitale. Da una parte la rivendicazione dell&#8217;onesta&#8217;, la correttezza, l&#8217;intransigenza. Dall&#8217;altra le accuse, la condanna. Inutile. Ecco perche&#8217; adesso la famiglia Contrada ritiene che l&#8217;eutanasia sia l&#8217;unico strumento per risolvere le infinite sofferenze dell&#8217;ex Capo della Squadra mobile di Palermo. La macabra richiesta e&#8217; stata firmata dall&#8217;avvocato di Bruno Contrada, Giuseppe Lipera. Una copia e&#8217; stata spedita anche ai   <span id="more-821"></span>Presidenti emeriti della Repubblica, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi. La premessa e&#8217; quasi una lettera di condoglianze. L&#8217; avvocato scrive infatti: &#8220;con immenso e profondo dolore presentiamo una formale istanza di eutanasia&#8221;. Bruno Contrada e&#8217; detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dove sconta una condanna a 10 anni per concorso esterno alla mafia. Il differimento della pena, per gravissimi motivi di salute, e&#8217; stato bocciato piu&#8217; volte. Secondo medici e giudici le condizioni di salute dell&#8217; ex <img src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/04/sfoho1.gif" alt="sfoho1.gif" height="281" width="267" /><br />
numero 2 del Sisde, i Servizi segreti civili, sono compatibili con la detenzione. Bruno<br />
Contrada come un &#8220;dead man walking&#8221;, che significa uomo morto che cammina, e che è l&#8217;espressione che usano i carcerieri americani verso i condannati a morte. E&#8217; stato girato anche un film con lo stesso titolo, Sean Penn come attore protagonista e la musica di Bruce Springsteen. Anna Contrada rifiuta di pensare che il fratello sia ridotto ad un &#8220;dead man walking&#8221;. &#8220;Ad un tramonto così amaro è sicuramente preferibile l&#8217;eutanasia, una dolce morte&#8221; ecco le parole della sorella. Ancora l&#8217;avvocato Lipera secondo cui &#8220;il caso Contrada dimostra come la Giustizia in Italia, in certi casi, possa diventare totalmente cieca, accanendosi su uno stanco e vecchio uomo, gravemente sofferente per l&#8217;età e per tante malattie indiscutibilmente accertate&#8221;.</p>
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<div class="wpv_titleauthor"></div>
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<p>Un&#8217;istanza formale di eutanasia, è quella, quindi, presentata dal legale di Bruno Contrada, su mandato della sorella Anna. L&#8217;incredibile mossa è compiuta dall&#8217;avvocato Giuseppe Lipera &#8220;con immenso dolore&#8221;, si legge nell&#8217;istanza indirizzata al giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ai presidenti emeriti della Repubblica Cossiga e Ciampi e al magistrato di Sorveglianza. Una richiesta che &#8220;sembra assurda, ma a tutt&#8217;oggi si presenta come l&#8217;unica strada percorribile affinché &#8211; scrive ancora il difensore dell&#8217;ex 007 del Sisde che sta scontando 10 anni nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere per concorso esterno in associazione mafiosa &#8211; possa mettere fine alle sue infinite pene, chiudendo con coraggio e con forza d&#8217;animo una intera vita vissuta all&#8217;insegna della intransigente onestà, della correttezza ed anche di quella giustizia che oggi gli viene costantemente negata, per ultimo dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli, che &#8220;continua insistentemente e ciecamente&#8221; a respingere le reiterate istanze di differimento pena o di detenzione domiciliare, &#8220;ritenendo, contrariamente a quanto sostenuto negli innumerevoli ed autorevoli pareri, espressi da insigni luminari della scienza medica, pubblici e privatati,<br />
lo stato di salute del Contrada compatibile con lo status detentionis&#8221;.<br />
Anna Contrada, conclude Lipera, &#8220;si rifiuta di continuare ad accettare che il proprio fratello sia ridotto un &#8220;dead man walking: Bruno è stanco di camminare per raggiungere una chimera chiamata giustizia&#8221;. &#8220;Non ce la faccio più. Al suo martirio, si aggiunge il mio. Perché tale è vedere mio fratello in uno stato di prostrazione cosi&#8217; terribile e insopportabile. A questo punto, se non vogliono scarcerarlo, è meglio che gli concedano di morire&#8221;. &#8220;Solo la morte &#8211; aggiunge &#8211; può liberarlo dalla tortura immotivata cui lo sottopongono.<br />
<strong> &#8220;PER LA PIENA RIABILITAZIONE DI BRUNO CONTRADA&#8221;</strong><br />
firma la petizione al link http://www.petitiononline.com/contrada/petition.html</p>
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		<title>Malagiustizia &#8211; A quali giudici ci affidiamo?</title>
		<link>http://gastonemariotti.com/2008/03/02/malagiustizia-a-quali-giudici-ci-affidiamo/</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 06:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avvocati e Magistrati, quando sbagliano devono essere radiati o almeno sospesi dall’Albo Professionale?

Enzo Tortora mentre viene arrestato all&#8217;alba alle 4.15 di venerdì 17 giugno 1983, quando viene arrestato all&#8217;alba nella sua camera dell&#8217;hotel Plaza in via del Corso a Roma, la vita è finita. Accusato di essere un camorrista e uno spacciatore di droga, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Titolone">Avvocati e Magistrati, quando sbagliano devono essere radiati o almeno sospesi dall’Albo Professionale?</span><br />
<span class="Titolone"><img width="448" src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/02/tortora.jpg" alt="tortora.jpg" height="373" /></span><br />
<span class="Titolone">Enzo Tortora mentre viene arrestato all&#8217;alba alle 4.15 di venerdì 17 giugno 1983, quando viene arrestato all&#8217;alba nella sua camera dell&#8217;hotel Plaza in via del Corso a Roma, la vita è finita. Accusato di essere un camorrista e uno spacciatore di droga, il presentatore resta sette mesi in carcere. Poi i magistrati napoletani Lucio Di Pietro (nessuna parentela con Antonio) e Felice Di Persia gli concedono gli arresti domiciliari. Viene trascinato in manette, dopo aver attentamente avvisato i media che con le loro telecamere davano risalto all&#8217;evento, quasi fosse il frutto di una caccia grossa, con la preda da esibire. Resterà per sempre il simbolo di una <strong>giustizia ingiusta</strong>. Che di macroscopici errori, dopo di lui ne commetterà – purtroppo – ancora molti.  <span id="more-615"></span></span><br />
<span class="Titolone">IL GIUDICE PAGHI I SUOI ERRORI<br />
È vero che siamo abituati a vederne di tutti i colori: ma certe decisioni della magistratura ci farebbero venire il dubbio, se non stessimo assistendo a delle tragedie, di essere su «Scherzi a parte».<br />
Prendiamo ad esempio il caso di Gravina. Quando il giudice ha ordinato l’arresto del padre di Ciccio e Tore, per motivare la sua convinzione che i due piccoli non potevano essere spariti per disgrazia (ipotesi che invece ora appare la più probabile), ha scritto: «Resta il fatto insuperabile che Gravina di Puglia non è un comune di alta montagna, con crepacci, burroni e slavine pronti a seppellire per sempre i corpi dei malcapitati». Peccato che un luogo adatto a seppellire i corpi c’era, ed era lì a un palmo di naso. Ma non solo: basta aprire un vocabolario &#8211; o anche solo digitare su Internet, se proprio non si ha voglia di alzarsi dalla seggiola &#8211; per vedere che alla voce «gravina» si legge: «Profondo crepaccio eroso in terreni calcarei; ve ne sono in Puglia e in Lucania». Può un magistrato che lavora in Puglia non sapere che Gravina si chiama Gravina proprio perché pieno di gravine? Insomma era possibilissimo che i due fossero scomparsi per disgrazia. Eppure il magistrato l’ha escluso a priori e ha messo in galera il padre per omicidio. Per lui, c’era un fatto «insuperabile».<br />
Di «insuperabile» sembra esserci invece la tranquillità con cui si possono prendere le decisioni più assurde senza timore di pagarne il dazio. Ieri, altro esempio, è stato scarcerato il figlio di Totò Riina, Salvuccio, condannato in appello a 8 anni e 10 mesi per mafia. «Scadenza dei termini di custodia cautelare», è stata la motivazione. «La Cassazione ha applicato la legge», ha commentato il presidente dell’Associazione Magistrati. Certo: i termini erano scaduti. Ma chi non ha chiuso il processo in tempo, se non i magistrati?<br />
Anni fa un sostituto procuratore del tribunale dei minori di Milano accusò un povero papà di avere sodomizzato la figlia di due anni, che invece aveva un cancro al retto, del quale morì. Ma quel magistrato fu promosso per anzianità e, da sostituto che era, divenne capo del suo ufficio.<br />
Certo: in tutti i lavori c’è gente che sbaglia, più o meno colpevolmente. Ma chi sbaglia di solito paga: ovunque, tranne che in magistratura, un mondo che vive di autocontrollo, un mondo dove non c’è distinzione di carriera tra persone meritevoli e incapaci. Qualche tempo fa il professor Pietro Ichino, che ora si candida con Veltroni, ha meritoriamente introdotto il tema dei «fannulloni» nella pubblica amministrazione. È tempo che la questione venga estesa alla magistratura. Difficile che il Pd riesca a convincere il suo alleato Di Pietro a seguirlo su questa strada. Ma è una strada che è indispensabile percorrere: non per un interesse di destra o di sinistra, ma per la sicurezza di tutti gli italiani. (di Michele Brambilla)</span><br />
<span class="Titolone"><img width="226" src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/02/strumenti002.gif" alt="strumenti002.gif" height="148" style="width: 269px; height: 172px" /><br />
</span><br />
<span class="Titolone">Classico esempio di giustizialismo senza capo né coda: al pedofilo maiale che ha violentato ancora una ragazzina pratichiamo la castrazione chimica o lo teniamo in galera a lungo? Risposta: irresponsabili, prima si deve processarlo. Ed il fallimento della giustizia, il vostro fallimento di legislatori e governanti, la vostra insipienza bipolare, la vostra incapacità di ragionare sta proprio nel fatto che non si è stati neanche capaci di processarlo. Quindi piantatela di domandarvi quale sia la pena più adeguata, e prendete atto che il violentatore è, per colpa vostra, un presunto innocente.<br />
Questo signore è stato arrestato nel 2004, accusato di avere violentato una bambina di dodici anni e due gemelle di otto. Condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di reclusione è stato poi scarcerato per decorrenza dei termini. In quattro anni non si è riusciti a fargli avere una condanna definitiva (e magari anche più adeguata), ma era sottoposto all’obbligo di firma, talché si è presentato ai carabinieri proprio in compagnia della bambina, quattro anni, che ha poi violentato. I genitori della bambina ora dicono: “credevamo fosse innocente”. Come si vede, dunque, non serve ad un bel niente interrogarsi sulle castrazioni e sulle pene, per la semplice ragione che quando la giustizia non funziona il resto sono chiacchiere senza significato. Anzi, chiacchiere pericolose, perché si fa leva sul giusto sdegno popolare per invocare punizioni immediate, che, però, saranno sempre illegittime senza l’intervento dell’ultimo e definitivo giudice.<br />
La bancarotta giudiziaria è evidentissima: se si arriva a perdere quattro anni senza riuscire a fare neanche il processo d’appello, è evidente che torna in libertà uno che ha già violentato tre bambine. Cosa credete che possa accadere? Quel che è accaduto. Il rimedio non è nel varare leggi emergenziali e liberticide che mettano in altre mani il compito di stabilire chi resta in carcere da presunto innocente, ma, semmai, da una parte si deve rendere vivo il defunto processo penale e, dall’altra, si deve indagare il perché quel processo è finito a prendere la polvere e farla pagare a chi è responsabile. Più precisamente: si deve farla pagare ai magistrati responsabili di non avere fatto il loro dovere.<br />
Invece si finirà con il dire le solite cose, a cominciare dal fatto che non c’è un responsabile, ma la colpa è del “sistema”, della “società” e così via assolvendo chi ha consentito a quest’uomo di continuare a fare del male. Nel frattempo il politicante di turno si distinguerà facendo il severo ed il duro, senza avere neanche il coraggio di dire cosa si dovrebbe fare per evitare questo sconcio. Così, sempre nel frattempo, un’altra bambina ha subito l’ignobile violenza. Che altro si vuole, che altro deve succedere per accorgersi che le nostre grida contro la malagiustizia  non sono una maniacale fissazione?<br />
Davide Giacalone<br />
 </span></p>
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		<title>La casta dei giudici</title>
		<link>http://gastonemariotti.com/2008/01/25/la-casta-dei-giudici/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 16:45:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[costi della politica]]></category>
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		<description><![CDATA[DOPO LA BOCCASSINI, ANCHE DE MAGISTRIS SBATTE LA TOGA – ADDIO ALL’ANM: “NON RAPPRESENTA PIÙ I MAGISTRATI” – “COME IL CSM, È TEATRO DI GIOCHI DI POTERE E LOTTIZZAZIONI”…

Csm e Anm insorgono contro Berlusconi
C&#8217;è anche un blog (http://toghe.blogspot.com/) che racconta il malessere per «il male che le toghe fanno a se stesse».
LA LOTTIZZAZIONE — «Praticamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DOPO LA BOCCASSINI, ANCHE DE MAGISTRIS SBATTE LA TOGA – ADDIO ALL’ANM: “NON RAPPRESENTA PIÙ I MAGISTRATI” – “COME IL CSM, È TEATRO DI GIOCHI DI POTERE E LOTTIZZAZIONI”…</p>
<p><img src="http://gastonemariotti.com/wp-content/uploads/2008/01/corte.jpg" alt="corte.jpg" /><br />
Csm e Anm insorgono contro Berlusconi</p>
<p><strong>C&#8217;è anche un<a href="http://toghe.blogspot.com/"> blog (http://toghe.blogspot.com/)</a> </strong>che racconta il malessere per «il male che le toghe fanno a se stesse».</p>
<p>LA LOTTIZZAZIONE — «Praticamente tutti i posti di potere sono ormai lottizzati dalle correnti . Il sistema funziona più o meno così: <span id="more-432"></span>a fare il presidente del Tribunale di Roncofritto ci mandiamo Michele, che è dei Gialli, così loro ci votano Luigi, che è dei nostri, a procuratore di Poggio Belsito. Alle prossime elezioni del Csm possiamo quindi candidare Carmelo…». Si descrive nei dettagli il funzionamento dei Consigli Giudiziari, i piccoli Csm regionali che a loro volta «pre-selezionano » i magistrati che poi il Consiglio superiore della magistratura dovrà scegliere per gli incarichi direttivi. «I candidati contattano i loro santi protettori… Le lodi si sprecano, ogni corrente sostiene il suo candidato, che certe volte è espertissimo e altre non ha mai ricoperto quel ruolo ma è proprio quello che si vuole, talvolta è il più anziano talvolta il meno anziano ma molto più bravo, e così via», spiega il magistrato torinese. E sul blog si trova il resto.</p>
<p>Ecco la lettera con la quale il pm Luigi De Magistris si dimette dall&#8217;Associazione nazionale magistrati (come già aveva fatto la collega Ilda Boccassini due settimane fa), dopo la decisione del Csm di rimuoverlo dalla sede di Catanzaro e dall&#8217;ufficio di pm.<br />
<!--more--></p>
<p>Già da alcuni mesi avevo deciso &#8211; seppur con grande rammarico &#8211; di dimettermi dall&#8217;Associazione nazionale magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.<br />
Adesso è il tempo che &#8216;tutti i nodi vengano al pettine&#8217;.</p>
<p>Vado via da un&#8217;associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta &#8211; con le condotte ed i comportamenti di questi anni &#8211; portando, addirittura, all&#8217;affievolimento ed all&#8217;indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione.</p>
<p>L&#8217;Anm &#8211; che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura &#8211; negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura &#8216;normalizzata&#8217; non sapendo e non volendo &#8217;stare vicino&#8217; ai tanti colleghi (sicuramente i più &#8216;bisognosi&#8217;) che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito &#8211; di fatto &#8211; a rendere sempre più arduo l&#8217;esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge.</p>
<p><strong>L&#8217;Anm è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere</strong>, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il &#8216;giro&#8217;, si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole.</p>
<p>Anche io, per un periodo, ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall&#8217;interno, l&#8217;associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine.</p>
<p>Lascio, pertanto, l&#8217;Anm, donando il contributo ad associazioni che, nell&#8217;impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l&#8217;indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell&#8217;associazionismo giudiziario.</p>
<p>Non vi è dubbio che anche il Consiglio superiore della magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata.</p>
<p>I magistrati debbono avere nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge.</p>
<p>So bene che all&#8217;interno di tutte le correnti dell&#8217;Anm vi sono colleghi di prim&#8217;ordine, ma questo sistema di funzionamento dell&#8217;autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile. Il Csm deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza.</p>
<p>Non è possibile assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell&#8217;Anm, come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere.</p>
<p>Non parlo delle azioni ed omissioni riprovevoli &#8211; da parte anche di magistrati, non solo operanti in Calabria &#8211; sulla mia vicenda perché di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sarà più chiaro.</p>
<p>Manifestazione a Roma in favore di De Magistris<br />
Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea.</p>
<p>Io sono orgoglioso &#8211; sembrerà paradossale &#8211; che questo Csm mi abbia inflitto la censura con trasferimento d&#8217;ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti. Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento.</p>
<p>La mia condanna disciplinare è grave e infondata, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti. La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile.</p>
<p>Mi viene inflitta la censura, devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere. Del resto il procuratore generale che rappresentava l&#8217;accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione.</p>
<p>Ebbene, questa decisione, a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l&#8217;indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare.</p>
<p>Il rappresentante della Procura generale della Cassazione in udienza, il dr. Vito D&#8217;Ambrosio, ex politico, il quale per circa dieci anni è stato anche presidente della giunta della Regione Marche, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato, il modello di magistrato.</p>
<p>Ed invero, il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l&#8217;espletamento delle funzioni), da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione), dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio, dai tanti colleghi bravi e onesti conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall&#8217;esperienza professionale nell&#8217;esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita. Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza. Il modello &#8216;castale&#8217; e del magistrato &#8216;burocrate&#8217; non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna &#8216;quarantena&#8217; in altri uffici, nessun &#8216;trattamento di recupero&#8217; nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il &#8217;sistema&#8217; è &#8216;deviato ed eversivo&#8217;.</p>
<p>Pertanto, questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro. Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante. Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l&#8217;amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare &#8211; sol perché ha &#8216;osato&#8217;, in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che una &#8216;rete collusiva&#8217; ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge &#8211; è un po&#8217; come dire ad un chirurgo che non può più operare, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi. Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l&#8217;indipendenza e l&#8217;autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto per la Calabria, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa &#8217;storia&#8217;) che aveva bisogno di ben altri &#8217;segnali&#8217; istituzionali.</p>
<p>Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi &#8211; prima del mio probabile allontanamento &#8216;coatto&#8217; dalla Calabria &#8211; presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti.</p>
<p>Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire &#8211; da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore &#8211; al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico.</p>
<p>Il Paese deve, comunque, sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all&#8217;art. 3 della Costituzione repubblicana.</p>
<p>La lotta per i diritti è dura e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti. Si deve costruire una rete di rapporti &#8211; fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza &#8211; che impedisca all&#8217;Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia. È il momento che ognuno faccia qualcosa &#8211; in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori &#8211; divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l&#8217;Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri.<br />
(24 gennaio 2008)</p>
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