Colture Ogm e libertà di scelta


Finora  tra i ministri europei è stallo decisionale. Tanto è vero che ad ottenere il via libera alla coltura per alimentazione a oggi è stato soltanto il mais transgenico della Monsanto, Mon 810, partito nel lontano 1998 per 10 anni, che sono ormai scaduti e il rinnovo dell’autorizzazione continua a latitare. Del resto a coltivarlo sono solo Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Romania, cioè 6 paesi sui 27 dell’Unione. Dove invece altri 6 (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Grecia e Ungheria) l’hanno vietato. Si cerca quindi di  mantenere inalterato l’attuale sistema di autorizzazioni basato sull’evidenza scientifica, in attesa di una revisione generale della legislazione europea sugli Ogm (Organismi geneticamente modificati) entro il 2012.
In Europa è in corso, quindi, una guerra di religione molto sui generis. Perché chi si oppone all’ingresso sul mercato europeo dei prodotti Monsanto non è necessariamente contrario all’uso degli Ogm. Tanto è vero che in marzo, per esempio, la Germania si è battuta per veder autorizzata la coltivazione dell’Amflora, la patata transgenica della Basf.  La patata Amflora è stata modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, nome in codice EH92-527,  ed è il primo Ogm tutto europeo. Non è commestibile: sarà coltivata per usi industriali. Il suo amido servirà a produrre carta, calcestruzzo e adesivi. Solo gli scarti potranno essere destinati a mangimi animali.

Patate Futura, dopo Amflora una patata ogm commestibile per l’uomo: la sta progettando la Basf, potrebbe essere lanciata sul mercato entro il 2015.
L’Italia ancora non ha preso ufficialmente posizione però, nei giorni scorsi, il ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan,  ha affermato di non voler tagliar fuori il paese da “ricerca e sperimentazione, per non fargli accumulare gap poi difficilmente colmabili”.
Sperimentazioni: già dai primi anni ‘80, quando sono partite le prime biotecnologie vegetali, in Italia sono sorti gruppi di ricerca. Le sperimentazioni, in totale 250, miravano a rendere le varietà più resistenti alle avversità climatiche e ai virus, nonché a migliorare le caratteristiche agronomiche, ma sono state interrotte nel 1999. Oggi la possibilità di ricevere finanziamenti è limitata, e solo alcune società continuano. Tra queste la Metapontum Agrobios, che lavora per migliorare le melanzane, ma le piantine non possono abbandonare le serre sperimentali.
“Agli studenti spiego, fornendo i dati, che non ci sono prove che gli Ogm siano pericolosi per la salute e l’ambiente. E che ci sono, invece, abbondanti prove del contrario” (Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina).
Francesco Sala, luminare di botanica a Milano, ricorda che i prodotti tipici sono già frutto di incroci e mutagenesi sui semi: dalla vite del Nero d’Avola alla cipolla rossa di Tropea. Il 25% del raccolto di riso Carnaroli viene distrutto da un fungo, ma potrebbe essere salvato inserendo un gene che gli conferisca resistenza e allo stesso modo si potrebbe combattere il virus che ha abbattuto la produzione del pomodoro San Marzano. Buoni motivi per sperare che, garantendo adeguate regole sulla coesistenza delle colture  e sull’informazione del consumatore, cessi il populismo delle campagne horror sul cibo frankenstein.
Mangimi: se Amflora e il mais Monsanto Mon810 sono le uniche eccezioni alla moratoria Ue sulle coltivazioni Ogm, gli animali allevati in Europa possono nutrirsi di mangimi geneticamente modificati. Sono 35 i prodotti autorizzati e che vengono quindi importati. Si tratta, tra gli altri, di soia, colza, barbabietola da zucchero e cotone. In Italia, il 25% del mangime che tiene in piedi gli allevamenti di bovini, suini e polli proviene dalle coltivazioni di soia ogm di Stati Uniti, Argentina e Brasile.
Import: “Il sì o il no all’Ogm è un falso problema. Il paradosso italiano prevede l’import e l’uso dei derivati di mais e soia transgenici, ma allo stesso tempo vieta ai produttori di accedere a queste innovazioni” (Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura).
Rischi: entrambi gli schieramenti, pro e contro gli Ogm, sono cauti riguardo all’incidenza sulla fetta di carne che arriva sulla tavola: “Da un punto di vista scientifico non ci sono prove che il dna transgenico della soia venga trasferito nei prodotti alimentari ricavati dal bestiame” (Luca Colombo, agronomo, ricercatore della Fondazione Diritti genetici, contraria al biotech). «Nel 2001, dopo 15 anni di studi, l’Unione europea ha emesso una nota ufficiale nella quale si afferma che l’indagine svolta da 400 gruppi di ricerca pubblici “non ha mostrato alcun nuovo rischio per la salute umana o per l’ambiente”, semmai “diventano sempre più evidenti i benefici di queste piante” (Francesco Sala, biotecnologo vegetale).
Impopolari: in Italia gli Ogm sono largamente impopolari, ma anche molto sconosciuti. In una ricerca Demopolis di fine 2008, alla domanda “volete gli Ogm?” risponde “no” il 78% degli intervistati.

In Italia, al momento, le sperimentazioni su piante geneticamente modificate non vengono effettuate, sia in quanto le regioni non hanno ancora individuato i siti sui quali effettuarle, sia in quanto i protocolli di sperimentazione, previsti dal decreto del 19 gennaio 2005, non sono stati ancora emanati.
Prima della approvazione dei protocolli sperimentali, si è ritenuto opportuno attendere la conclusione dell’iter previsto per l’adozione delle linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate, alla luce degli ulteriori elementi tecnici emersi nella fase di esame delle stesse, allo scopo di allineare i due documenti tecnici ed evitare di dover intervenire successivamente con ulteriori modifiche.
Si sottolinea comunque che, ad oggi, non è stata ancora assunta alcuna intesa Stato-regioni sulle predette linee guida in quanto gli assessori regionali all’agricoltura, nel corso dell’ultima riunione del comitato tecnico permanente in materia di agricoltura, hanno rinviato l’esame del punto previsto all’ordine del giorno, ritenendo necessario effettuare un ulteriore approfondimento tecnico al riguardo, anche attraverso l’acquisizione preliminare del parere dei vari portatori di interesse esistenti nel settore. La normativa italiana sugli organismi geneticamente modificati è contenuta nella legge 28 gennaio 2005, n. 5 (che prevedeva il divieto degli Ogm fino al 31 dicembre di quell’anno), mai applicata di fatto perché ne è sempre stata rimandata la parte attuativa. Il 21 gennaio scorso, come detto sopra, ancora una volta, la Conferenza Stato-Regioni ha rinviato l’approvazione delle “linee guida per la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente  ”.  Quel che invece è certo è che in Italia, anche il dibattito sugli Ogm rischia di cadere vittima di toni e semplificazioni che non aiutano nessuno a discernere tra i meriti e gli eventuali eccessi degli Ogm stessi.

Commistioni: “Coltivare Ogm in sicurezza,  in Italia, è impossibile: le aziende sono di piccole dimensioni e non ci sono barriere naturali sufficienti a proteggere le coltivazioni biologiche e convenzionali” (Carlo Petrini). “Il polline del granturco vola al massimo fino a 20-30 metri. Basterebbe una distanza di sicurezza di 50 metri per evitare qualsiasi commistione. Il polline di riso ha due ore di vita e non va oltre i 40 centimetri. Il camminamento tra una risaia e l’altra già impedirebbe lo scambio” (Francesco Sala).

0,9% tracce di Ogm possono essere comunque presenti sulle nostre tavole: nelle merendine, nei crackers, nel lievito o nella panna di soia, come in ogni prodotto in vendita in Italia è ammesso fino allo 0,9 per cento di concentrazione di ingredienti ogm senza l’obbligo di dichiararlo sulla confezione.
La questione delle sementi: “Introdurre organismi transgenici in agricoltura significa scegliere la strada dell’omologazione e della sottomissione alle grandi industrie del biotech, dalle quali ogni anno i semi transgenici – e i relativi erbicidi – andrebbero riacquistati, con grave danno per i piccoli coltivatori” (Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti genetici). “La maggior parte degli agricoltori (convenzionali o biologici) acquista semi ogni anno […]. Sono ormai finiti i tempi, da quasi un secolo, in cui gli agricoltori miglioravano le proprie sementi, perché ora si preferisce acquistare sementi certificate, prive di virosi, e con germinazione e qualità molto elevata” (Dario Bressanini).
La questione etica: lo sviluppo di sementi transgeniche per combattere la fame nel mondo è un “fatto positivo”, a condizione che non si trasformi in “attività speculativa ai danni della giustizia sociale” (il vescovo Marcelo Sanchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle scienze). “Le multinazionali promettono che gli Ogm salveranno il mondo dalla fame: eppure da quando è iniziata la commercializzazione (circa 15 anni fa) il numero degli affamati non ha fatto che crescere” (Carlo Petrini).
Mercato: valore del mercato delle sementi ogm nel mondo: circa 8,3 miliardi di dollari nel 2009, con la prospettiva di toccare i 9 miliardi nel 2010. Monsanto, numero uno del mercato globale, prevede per quest’anno una crescita dei ricavi del 20%. Nel 2008, un anno eccezionalmente positivo per il settore dell’agribusiness, aveva segnato un aumento degli utili del 104%. Altri marchi: DuPont, Syngenta, Bayer Crop Science, Dow ecc.
In Europa ci sono 94.750 ettari coltivati ogm, gran parte dei quali (76.057) si trovano in Spagna. La Repubblica Ceca è il secondo paese, seguita da Portogallo e Romania. In tutta Europa le coltivazioni ogm sommate non corrispondono neppure alla superficie del Comune di Roma.
Mondo: nel resto del mondo le superfici biotech nel 2009 sono arrivate a quota 134 milioni di ettari (nel 1997 erano appena 11 milioni): quasi un decimo dei terreni coltivati sulla faccia della Terra. In totale sono 25 i paesi che hanno colture biotech. I maggiori produttori nel continente americano: in testa gli Stati Uniti, con 64 milioni di ettari, seguiti da Argentina e Brasile, entrambi intorno ai 21 milioni.
Soia: gli agricoltori coinvolti sono 14 milioni nel mondo (il 90% nei paesi in via di sviluppo). La soia è la coltivazione maggiore. Tra gli altri prodotti, mais, cotone e colza, una pianta che si usa come alimento per animali, fonte di olio vegetale alimentare e combustibile nel biodiesel.
Cotone: l’India ha scelto di puntare sul cotone ogm per poter esportare la materia di base per l’industria tessile occidentale, raggiungendo nel 2009 gli 8,4 milioni di ettari coltivati ogm. Un rapporto della Banca Mondiale definisce il cotone Bt “un Ogm win-win-win”, ossia di successo su tre fronti: “Ha ridotto le perdite dei raccolti, ha aumentato i profitti dei contadini e ha fortemente ridotto l’uso di pesticidi per milioni di piccoli agricoltori”.

Vi spiego quant’è buona la banana OGM: quella naturale è in via di sparizione e troppo cara per i paesi dove costituisce la base dell’alimentazione.

Uno scienziato scrive un libro in cui attacca le posizioni “verdi”, dimostrando che la chimica è nel piatto da decenni. Per leggere l’articolo cliccare qui (banana ogm).

Pordenone, 30 luglio 2010 — Dopo aver ottenuto da un laboratorio accreditato le prove dell’esistenza di un secondo campo di mais transgenico in Friuli, venti attivisti di Greenpeace hanno tagliato, isolato e messo in sicurezza la parte superiore delle piante di mais OGM, che produce il polline, responsabile della contaminazione su vasta scala. Il campo di mais geneticamente modificato, precisamente MON810 brevettato dalla statunitense Monsanto, si trova nelle vicinanze di Vivaro (in provincia di Pordenone).

1 Comment so far

  1. vas fvg alto livenza on Ottobre 13th, 2010

    La petizione europea proposta da Greenpeace e da Avaaz da pochi giorni ha raggiunto il milione di firme, per richiedere la moratoria degli Ogm in Europa, fin quando non sarà garantita la creazione di un ente scientifico e indipendente, in grado di valutare tutti gli effetti legati all’introduzione di Ogm nella filiera agricola e alimentare. Le firme verranno consegnate al Presidente Barroso e costituiscono un tentativo di migliorare la partecipazione dei cittadini alla politica europea (come stabilito nel 2009 dal Trattato di Lisbona). Addirittura negli Stati Uniti, negli ultimi mesi si è registrata la crescita della protesta di agricoltori, ambientalisti, consumatori, politici, a causa dei numerosissimi problemi causati dalle colture biotech in USA (contaminazioni, creazione di super-erbacce e di super-insetti, aumento vertiginoso del prezzo delle sementi). Inoltre, nella patria dell’ingegneria genetica, sta venendo meno la fiducia delle autorità competenti che finora hanno dato il via libera ai prodotti geneticamente modificati (USDA, FDA, EPA) e alcuni agricoltori stanno cercando di tornare indietro, acquistando sementi convenzionali. In Italia, i Presidenti delle Regioni ieri hanno rimandato al mittente la proposta della coesistenza e hanno chiesto un impegno preciso all’attuale Ministro dell’Agricoltura Galan per garantire all’Italia la libertà dagli Ogm (attraverso l’attivazione della clausola di salvaguardia sul mais Mon810 e sulla patata Amflora e attraverso una politica coerente nelle sedi politiche comunitarie). La decisione è stata presa all’unanimità, segno che la consapevolezza degli amministratori è notevolmente aumentata negli ultimi anni. Unica eccezione, la Lombardia, che si è astenuta. Peccato, perché il Presidente Formigoni, per non scontentare troppo le multinazionali e i ricercatori/imprenditori che hanno messo radici in Lombardia, ha perso un’occasione di rappresentare le istanze sollevate dalla maggioranza degli operatori lombardi del settore che credono in un modello agroalimentare sostenibile, basato sulla biodiversità e sulla specificità dei territori. Dichiarazione di Simona Capogna, Vicepresidente VAS http://www.VasFvgAltoLivenza.itinfo@vasfvgaltolivenza.it

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