Buongiorno da Napoli


Per festeggiare il nostro anniversario di matrimonio (vedere aggiornamento al post) il 7 aprile c.m. ci siamo concessi un bel viaggetto romantico a Napoli.


Passeggiare per il centro vuol dire entrare in un immagine degli ultimi anni ’80 con il Napoli di Diego Armando Maradona, una di quelle…è iniziata la Primavera più bella, dopo un inverno lungo 33 anni.


Una Napoli tinta di azzurro per la festa dello scudetto

Oggi siamo a Napoli, patria della pastiera, dolce pasquale per antonomasia. Passeggiando per il centro, inebriati dal profumo di ricotta fresca e cannella, ci chiediamo l’origine di questo dolce delizioso e scopriamo subito che si perde nella leggenda.


Pare infatti che la pastiera sia legata niente meno che alla sirena Partenope e al culto di Cerere, dunque alle feste pagane di primavera, in occasione delle quali le sacerdotesse portavano in processione l’uovo, tuttora tra i simboli pasquali di rinascita. Con l’avvento del Cristianesimo, la ricetta fu perfezionata proprio nei conventi napoletani, primo tra tutti quello delle suore di San Gregorio Armeno.


La pastiera assunse quindi la forma da noi conosciuta, ovvero una torta di pasta frolla farcita con un impasto a base di ricotta, frutta candita, zucchero, uova e grano; salvo subire alcune sfumature di fragranze e sapori a seconda degli aromi usati, che variano dalla cannella ai canditi, dalla scorza o fiori d’arancio alla vaniglia.

“Currite, giuvinò! Ce stà ‘a pastiera!”
E’ nu sciore ca sboccia a primmavera,
e con inimitabile fragranza
soddisfa primm ‘o naso, e dopp’a panza.
Pasqua senza pastiera niente vale:
è ‘a Vigilia senz’albero ‘e Natale,
è comm ‘o Ferragosto senza sole.
Guagliò, chest’è ‘a pastiera. Chi ne vuole?
Ll’ ingrediente so’ buone e genuine:
ova, ricotta, zucchero e farina.

Le 7 strisce della pastiera riprodurrebbero la planimetria dell’antica città di Neapolis, il centro storico della Napoli attuale. Le strisce rappresenterebbero i tre Decumani e i quattro Cardini della città antica greca.

Partendo dalla stazione centrale, attraversiamo Piazza Garibaldi e raggiungiamo immediatamente Corso Umberto, punto di partenza dal quale intercettare alcune delle cose da non perdere a Napoli.

La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, o chiesa dell’Arte della Seta, è un luogo di culto di Napoli e si trova in via San Biagio dei Librai.

La chiesa del Gesù Nuovo o anche chiamata Trinità Maggiore a Napoli era un palazzo Sanseverino trasformato in chiesa. Si trova sulla Piazza del Gesù Nuovo di fianco alla Chiesa di Santa Chiara.

Una ampia piazza con al centro un bellissimo obelisco fanno da ingresso alla chiesa del Gesù Nuovo.

Ricca di opere d’arte di stili diversi, la definirei opulenta data la concentrazione di statue, quadri, intarsi e quant’altro.

La Madonna al centro dell’altare poggia su di un mappamondo di lapislazzuli. Visitabile anche la parte annessa dove operava il medico dei più bisognosi, il Professor Giuseppe Moscati, ricca di ex-voto della popolazione.

Presente anche una bomba incendiaria della seconda guerra mondiale, caduta ma non esplosa, quasi a rispettare questo luogo. La si trova nelle Sale Moscati in alto sul lato destro appena entrando.

Il suo interno è barocco e maestoso. Facendo silenzio si può entrare durante la celebrazione della messa o negli orari specifici, è sempre molto affollata.

Al suo interno si trova la cappella di San Giuseppe Moscati, figura molto cara al popolo napoletano, guarì miracolosamente un grave malato di leucemia.


È presente una sua statua a grandezza naturale e le Sale Moscati.


Passando davanti alla statua non si può non notare che una mano ha un colore diverso proprio dovuto alla quantità di persone che nel tempo l’hanno toccata chiedendo conforto, un aiuto, un ringraziamento.


Con la mobilia originale donata dalla famiglia sono state ricostruite la sala in cui Giuseppe Moscati esercitava la sua professione di dottore e la camera da letto.


Inoltre le pareti sono stracolme di ex voto che testimoniano la devozione per il Santo Medico. Nella chiesa si conservano le sue spoglie.


Il 12 aprile 1927, martedì santo, il Professor Moscati, dopo aver partecipato, come ogni giorno, alla Messa e aver ricevuto la Comunione, trascorse la mattinata in Ospedale per poi tornare a casa.

Consumò, come sempre, un frugale pasto e poi si dedicò alle consuete visite ai pazienti che andavano da lui.


Ma verso le ore 15 si sentì male, si adagiò sulla poltrona, e poco dopo incrociò le braccia sul petto e spirò serenamente. Aveva 46 anni e 8 mesi.


La poltrona dove si sedette, come tanti altri suoi oggetti, sono custoditi nella chiesa del Gesù Nuovo grazie all’intervento della sorella Nina.


I padri Gesuiti, a cui è tuttora affidato il Gesù Nuovo, non raccolsero solo la sua eredità materiale, ma si fecero custodi del suo ricordo e seguirono l’aumento della sua fama di santità.

La sua causa di beatificazione si è quindi svolta nella diocesi di Napoli a partire dal 1931. Dichiarato Venerabile il 10 maggio 1973, è stato beatificato a Roma dal Beato Paolo VI il 16 novembre 1975.


A seguito del riconoscimento di un ulteriore miracolo per sua intercessione, dopo i due necessari per farlo Beato secondo la legislazione dell’epoca, è stato canonizzato da san Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987.


Il 16 novembre del 1930 i suoi resti vennero trasferiti dalla cappella dei Pellegrini nel cimitero di Poggioreale alla chiesa del Gesù Nuovo.

Collocati nel lato destro della cappella di san Francesco Saverio. Sempre il 16 novembre, ma del 1977, quindi due anni dopo la beatificazione, vennero posti sotto l’altare della cappella della Visitazione, a seguito della ricognizione canonica.

Proseguendo la nostra passeggiata, dopo una tappa obbligata da Esterina Sorbillo per una pizza fritta, siamo arrivati a Piazza Trieste e Trento con il celebre Caffè Gambrinus e, poco distante, il Teatro San Carlo. Immediatamente dopo c’è l’enorme Piazza del Plebiscito, su cui affacciano il Palazzo Reale e la Basilica di San Francesco di Paola.

La costruzione del Palazzo Reale fu affidata nel 1600 dal viceré Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, all’architetto Domenico Fontana.

Il palazzo fu residenza dei viceré (rappresentanti dei re di Spagna prima e degli imperatori asburgici poi) fino al 1734, anno in cui Carlo di Borbone divenne re di Napoli e ne fece la sua sede ufficiale.

L’aspetto attuale della Reggia si deve ai radicali interventi diretti dall’architetto Gaetano Genovese dopo l’incendio del 1837, negli anni in cui regnò Ferdinando II.

In quel periodo l’edificio raggiunse l’estensione attuale, fu demolito il preesistente palazzo vicereale (che insisteva sull’area dell’attuale piazza Trieste e Trento), lo Scalone d’Onore e l’Appartamento “di Etichetta” vennero rinnovati secondo lo stile neoclassico e gli appartamenti privati furono trasferiti al secondo piano.

All’interno del Palazzo Reale, che per oltre tre secoli è stato il centro del potere a Napoli e in tutta l’Italia meridionale, si può visitare l’Appartamento Storico a cui si accede tramite il maestoso Scalone d’Onore che Montesquieu definì come il più bello d’Europa.

L’Appartamento è composto da oltre 30 sale tra cui il Teatro di Corte, la Sala del Trono e la Cappella Reale, che racchiudono arredi preziosi e dipinti della collezione borbonica.

Ci sono, inoltre, numerosi spazi esterni che è possibile visitare: il Cortile d’Onore, il Cortile delle Carrozze, il Cortile del Belvedere e il Giardino Pensile, che offre una splendida veduta del golfo di Napoli e del Vesuvio.

Dal Cortile d’Onore si può accedere anche al Giardino Romantico dove è l’ingresso della ‘Galleria del tempo’, il percorso multimediale nella storia di Napoli allestito nelle Scuderie Borboniche.

Da martedì 24 gennaio 2023 si inaugura un nuovo spazio espositivo ricavato dall’apertura del collegamento tra il Cortile d’Onore e il Cortile delle Carrozze, riqualificato e ribattezzato ‘Androne delle Carrozze’.

Si restituisce così alla pubblica fruizione uno spazio storico del Palazzo, finora utilizzato per funzioni tecniche e come deposito, ripristinando il collegamento ottocentesco tra i due cortili.

 


Belvedere di Palazzo Reale: “Un panorama che toglie il fiato”

Infine, facciamo una puntatina sul Lungomare Caracciolo, costeggiando una delle vedute più affascinanti al mondo, sul Golfo di Napoli per goderci il sole e il mare.


Quella sul Lungomare è sicuramente una delle passeggiate più affascinanti di Napoli e sono tantissimi i cittadini e i turisti che lo inseriscono tra le tappe obbligatorie in città, anche per gli eventi che spesso vengono organizzati.

Lungo circa 3 km, si sviluppa da Mergellina a via Nazario Sauro, passando per la famosa via Caracciolo e la movimentata via Partenope.


Offre uno dei panorami più belli al mondo perché consente di ammirare l’imponente Vesuvio, il Castel dell’Ovo sull’isolotto di Megaride, l’isola di Capri e la collina di Posillipo. In parte costeggia la Villa Comunale, uno spazio verde che arriva fino a Piazza Vittoria, con lo sfondo della collina del Vomero.

Per questa volta la gita è finita. Torniamo alla stazione non prima di esserci “accattatipastiera e sfogliatelle ricce per festeggiare anche noi una ricca e profumata Pasqua.


Ma già con in mente tanti posti interessanti ancora da visitare la prossima volta.

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