Una barca imperiale cinese nel bosco – Tenuta Sant’Egidio (Soriano nel Cimino – VT)


La Tenuta Sant’Egidio si estende per circa 130 ettari sul versante Est del Monte Cimino (1053 m s.l.m.). Circa la metà del suo territorio ricade nel SIC – Siti di Interesse Comunitario / ZPS – Zone di Protezione Speciali (IT6010022) “Monte Cimino (versante Nord)”, appartenente alla rete ecologica europea “Natura 2000”.

Il Monte Cimino rappresenta la cima più alta (1053 m s.l.m.) di una serie di rilievi che costituiscono il “comprensorio dei Monti Cimini”. Si trova nel Lazio settentrionale, ad Est di Viterbo, a circa 40 km dal mare. L’area pianeggiante, che separa il complesso dal Mar Tirreno, è la valle formatasi dallo scorrere del fiume Tevere.

Passeggiando lungo i sentieri della Tenuta Sant’Egidio, tra querce e castagni secolari, si possono scorgere i resti di un’antica Chiesa che, nelle sue forme attuali, risale al 1500.

La sua storia, in realtà, inizia molto tempo prima e coincide con le numerose fondazioni di eremi che Sant’Agostino si dice abbia creato nella zona della Tuscia e della bassa Toscana.

La Chiesa della Santissima Trinità, dopo aver rivestito per lungo tempo la funzione di cenobio eremitico dei primi agostiniani, ha visto la sua rinascita e monumentalizzazione prima durante il pontificato di Niccolò III Orsini (dal 1277 al 1280), promotore e committente di numerose altre opere a Soriano, e poi, grazie agli interventi fatti realizzare dal cardinale Egidio da Viterbo (1469-1532), è diventata un luogo di pellegrinaggio importantissimo.

All’interno erano custoditi preziose reliquie e oggetti sacri donati da papa Giulio II, come l’immagine della Madonna con bambino di origine bizantina e la Reliquia dei Capelli della Madonna, autenticata con la Bolla papale del 1506, con la quale si decretava l’Indulgenza Plenaria a favore di tutti i visitatori. Da quel momento e, per più di due secoli questo luogo divenne meta di costanti pellegrinaggi che resero il Convento sempre più famoso e potente.

Durante il periodo napoleonico, l’eremo e la chiesa furono venduti; la chiesa fu chiusa al culto ma il popolo di Soriano continuò a celebrarvi la festa del 15 agosto in ricordo dei tempi passati.

Agli inizi del secolo scorso il conte Lenzi di Viterbo, allora proprietario, vendette la chiesa per 500 lire: il cenobio fu raso al suolo alla ricerca del suo leggendario tesoro e la chiesa fu spogliata di tutto, anche del tetto e adibita a magazzino.

Boschi, castagneti secolari, sentieri, eremi, grotte, fonti d’acqua, chiese Medievali e all’interno del rudere della Chiesa è oggi visitabile uno splendido ed imponente monumento marmoreo: una barca imperiale cinese.

La passione per la Cina di Eugenio (padre di Azzurra Benedetti, Presidente di G.E.A. – Gestione e Educazione Ambientale) trae origini dalla sua collaborazione con il Presidente Chou En-lai, durante gli anni Sessanta.

La presenza di questa Barca, definita dall’attuale Ambasciatore Cinese in Italia Li Ruiyu: “L’unica barca Cinese al mondo fuori dalla Cina”, nasce dallo strano incontro di Eugenio, nel Settembre 1965, con l’Ultimo Imperatore Pu Yi, così chiamato dal regista cinematografico Bertolucci nel suo famoso film.


Fu lo stesso Pu Yi, nel suo libro “Da Imperatore a Cittadino”, a raccontare la storia del suo errore, per aver collaborato con gli invasori giapponesi, che lo incoronarono “imperatore fantoccio” del Manciukuò.

La generosità del Presidente Chou En-lai, suo lontano cugino, lo salvò dalla morte il 31 Luglio 1950 a Suifenho, risparmiandogli il processo per tradimento della patria.

Fu nominato capo dei Giardini del Palazzo Imperiale d’Estate a Pechino, in cui trascorse serenamente gli ultimi anni della sua vita e durante questo periodo Egli incontrò Eugenio, più volte, sul ponte della “Barca di Marmo” dell’Imperatrice Ci Xi, che era stata Sua nonna.


Questa Barca è la copia perfetta (ridotta in scala 1:3) di quella originale costruita nel 1895 per il sessantesimo compleanno dell’imperatrice, tutt’ora “ancorata” sulle sponde del lago Kunming, nel Palazzo Imperiale d’Estate a Pechino.


Era desiderio dello stesso Pu Yi salvare quel monumento dalla violenza “iconoclasta” di quel periodo. E così è stato. Il desiderio è stato accolto dagli artisti della “Hebei Arts & Crafts” che hanno realizzato questa nave come messaggio d’amore dalla Cina all’Italia.


Il “nuovo Marco Polo”, come Eugenio è stato “battezzato” da Gianni Letta nella sua recensione al libro “C’era una volta il KGB” – (Eugenio Bendetti Gaglio, 2016), ha continuato a frequentare la Cina Popolare per molti anni, nel periodo più drammatico della sua storia, contribuendo alla sua rinascita economica.

Una delle sue operazioni più famose è stata l’apertura di 34 cave di marmo sui monti dell’Hebei e dell’Honan, tutt’oggi funzionanti, da cui viene estratto uno dei marmi più belli del mondo. Per i suoi 75 anni Egli ricevette in dono 100 tonnellate di Marmo Bianco, utilizzato per la costruzione di questo monumento, composto da 3000 pezzi scolpiti e cesellati a mano.


La Barca Imperiale Cinese sul Monte Cimino è un omaggio alla memoria di Ci Xi, Pu Yi , Chou En-lai e di tutti i grandi protagonisti della storia della Cina che condivide con Roma il primato della massima civiltà umana, come simbolo di pace e di collaborazione tra i popoli.

Per conoscere nei particolari l’incredibile storia della barca nel bosco Cimino vedere (cliccare qui) il programma “Freedom-Oltre il confine” condotto da Roberto Giacobbo, lunedì 10 gennaio 2022, su Italia 1.

Nessun commento

Lascia un commento