In Umbria, tra Firenze e Roma: Cortona, lago Trasimeno e Spoleto


Nel cinquecentenario della morte di Luca Signorelli è stata organizzata a Cortona (21.150 ab. – 494 m s.l.m.), sua città natale, una bella mostra monografica allestita in due sale densamente “popolate” di Palazzo Casali, sede del Museo dell’Accademia Etrusca, con una trentina di opere provenienti dall’Italia e dall’estero e altre da vedere in alcune chiese di Cortona e nel Museo Diocesano. Questo è il post con le sensazioni del viaggio, suddiviso per motivi tecnici in due parti.

I tondi di Luca Signorelli


Una carrellata di grandi tondi introduce la carriera di un pittore la cui fama fu oscurata dai grandi artisti rinascimentali che vennero subito dopo di lui e che, come nel caso di Michelangelo, gli furono per certi aspetti debitori.


Queste opere, che si datano tutte ai primi anni Novanta del Quattrocento, rivelano non solo l’abilità del loro autore, ma anche la capacità di invenzione iconografica, come si nota nell’opera parigina in cui un uomo anziano ha un orecchio bizzarramente piegato e una carnagione cinerea che ha fatto ipotizzare la sua identificazione con un committente ormai deceduto.

La seconda sala accoglie alcune pale d’altare di grandi dimensioni: straordinarie l’Annunciazione da Volterra e la Maddalena da Orvieto, mentre altre opere di datazione più tarda manifestano l’intervento della bottega di Signorelli, con risultati talvolta lontani dalla qualità delle produzioni giovanili.

Grande merito del team curatoriale è la serie di proposte di ricomposizioni di opere frammentate nel tempo: particolarmente convincente è l’accostamento di sei parti, alcune malamente ritagliate come la porzione con la testa di Cristo, dall’originale pala di Matelica.

Un’impresa di grande valore: Signorelli chiese un compenso di 105 fiorini per l’opera, una parte dei quali fu riconosciuto mediante due case e il resto in contanti.

Terminata la visita alla mostra, vale la pena prolungare la permanenza all’interno del museo, non notissimo ma che nasconde collezioni straordinarie.

Capolavoro assoluto di tutti i tempi il lampadario etrusco in bronzo, databile alla metà del IV sec. a.C., perfettamente conservato e rinvenuto nel 1840.

La sala al Museo Diocesano
Ma la “Signorelli experience” non finisce qui. A pochi metri dalla sede della mostra c’è infatti il Museo Diocesano che, in una sala recentemente restaurata, presenta una decina di opere del pittore cortonese, tra cui il capolavoro con il Compianto su Cristo.


Vedere precedente post del gennaio 2023 (cliccare qui).

E poi una passeggiata a piedi (occhio alle pendenze, par di essere sul Pordoi…) porta alla chiesa di San Niccolò, dove si narra che il pittore fu sepolto, anche se della tomba non è rimasta traccia.

L’interno riserva una sorpresa: lo stendardo su tavola posto sull’altare è dipinto su entrambi i lati e un meccanismo permette di ruotarlo in modo da osservare il fronte e il retro.

Serve invece un mezzo motorizzato per raggiungere altre tappe: curioso è l’affresco con il Battesimo di Cristo conservato nella cappella del “Palazzaccio o Palazzone”.

Si racconta che Signorelli morì proprio lì, cadendo dal ponteggio mentre lavorava o sovrintendeva gli aiuti.

La qualità del dipinto non è il massimo, ma si tratta dell’ultima opera di un artista che lavorò senza risparmiarsi, fino ai suoi ultimi giorni.

Un altro affresco attribuito a Signorelli si trova nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio: il grande edificio è stato progettato da Francesco di Giorgio Martini e vale la pena raggiungerlo sia per motivi artistici sia paesaggistici.

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio si trova in località Calcinaio a Cortona e fa parte della diocesi di Arezzo – Cortona – Sansepolcro.

In questo luogo, il venerdì santo del 1484, un’immagine della Madonna col Bambino, dipinta sulla parete di una vasca adibita alla concia del cuoio per le pelli (chiamata calcinaio per la calce viva usata a questo scopo), iniziò a fare miracoli e operare guarigioni.

Quella stessa immagine della Madonna col Bambino, è visibile ancor oggi sopra l’altare maggiore.


Purtroppo questa imponente chiesa è aperta solo per le funzioni religiose; anche noi l’abbiamo trovata chiusa. Per fortuna l’interno è comunque visibile attraverso dei vetri che proteggono l’entrata.

Esternamente è attaccata a un cimitero e al torrente che praticamente le scorre sotto, poiché la chiesa un tempo era un luogo di concerie delle pelli.

Cortona concilia la sua origine etrusca con quella medievale e cattolica.


Affacciandosi dalle mura di Cortona, in una giornata di cielo limpido e terso, si vede il lago Trasimeno, una delle mete più affascinanti dell’Umbria e seconda tappa dell’itinerario con la località di Castiglione del Lago che si trova a soli 18 chilometri da Cortona.

Il lago Trasimeno e Cortona: da sempre legati da un rapporto speciale…è il cuore azzurro nel verde della campagna umbro-toscana e con le sue due isolette è il posto giusto per un paio di giorni a passeggio.
Questo lago, grazie ad una superficie di 128 km², è il più grande dell’Italia peninsulare, nonché il quarto più esteso dell’intera penisola italiana e ha un bagaglio storico, culturale e naturale molto ricco e affascinante.

Le origini sono dovute a fenomeni tettonici e non ha un emissario naturale. La sua importanza storica è segnata da un evento di dimensioni colossali: la battaglia del lago Trasimeno in cui si sono fronteggiati l’esercito cartaginese (guidato da Annibale) e le legioni romane di Gaio Flaminio.

La gestione di queste acque è stata sempre un po’ problematica, tanto che Leonardo Da Vinci aveva studiato un sistema idraulico (mai messo in atto) per risolvere il problema della regolazione.

Il lago Trasimeno presenta una scarsa profondità, in media di 4,3 metri e nel punto massimo di 6 metri. Il panorama che lo circonda sembra creare un anfiteatro in cui le acque fungono da palco. Come emissario ha un canale artificiale che dal lago porta le acque in eccesso nel Natisone, mentre ad alimentarlo sono: le piogge, l’immissario artificiale dell’Anguillara, i torrenti Pescia e Paganico, che sono gli unici due immissari naturali.

Origini e curiosità
Il rischio di prosciugamento e le inondazioni hanno segnato la storia del lago Trasimeno. Alla fine degli anni cinquanta ha corso addirittura il pericolo di scomparire completamente a causa del continuo prelievo di acqua dai potenti proprietari terrieri. Si è scongiurato il pericolo solo deviando alcuni immissari.

Molto discussa resta l’origine della denominazione “Trasimeno”, rispetto alla quale esistono diverse ipotesi.

La più romantica – nota come la leggenda della ninfa Agilla e di Trasimeno – narra la storia del principe Trasimeno, figlio del Re etrusco Tirreno, che poco dopo aver incontrato sull’isola Polvese, ed essersi perdutamente innamorato, la ninfa Agilla, annegò rovinosamente nelle acque del lago che poi prese il suo nome.

La leggenda vuole che l’anima nella ninfa non abbandonò mai le acque del lago.
Tutt’oggi i pescatori raccontano che in estate, quando spira il vento fresco da ovest, si può ancora sentire l’amaro pianto di Agilla in cerca del suo amato Trasimeno.

La flora e la fauna del lago Trasimeno e del circondario è molto ricca e conta diverse specie. Tra i mammiferi si trovano numerosi gli istrici, i cinghiali, il topo ragno e le volpi, mentre per quel che riguarda l’avifauna sono presenti numerosi esemplari di svassi maggiori, cormorani, moriglioni, folaghe, fischioni, aironi, fagiani, pavoni, germani reali e gli immancabili gabbiani. Le acque del lago ospitano lucci, carpe, tinche, cavedani, alborelle, carassi, persici reali, anguille e persici trota. Negli ultimi anni il lago è stato “inquinato” dall’introduzione di pesci “stranieri” come pesce gatto, triotto e il gambero rosso della Louisiana. Ricco di erbe palustri, il lago offre protezione anche a sette specie di anfibi e nove di rettili. Pini e lecci affollano le rive del lago e le isole.

Sono molte le località che si affacciano sulle rive del lago e tutte offrono attrattive importanti. A San Feliciano si trova il museo della pesca; Monte del Lago; Torricella; Passignano, dove si rievoca la Battaglia delle barche; Tuoro sul Trasimeno, sul cui territorio avvenne la famosa Battaglia del Trasimeno e con il molo d’imbarco per i traghetti diretti all’Isola Maggiore e all’Isola Polvese; Castiglione del Lago riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia; Panicarola; Sant’Arcangelo con la sua “badia” e San Savino.

Luoghi di interesse turistico

Grazie ai traghetti è possibile andare a visitare le isole e spostarsi da una riva all’altra. Ogni borgo offre qualcosa di particolare da visitare: un monumento, un museo, un paesaggio. Non esiste borgo o cittadina, in questa zona, che possa apparire insignificante o priva di interesse. Tra questi, quelli di maggior fascino possono essere la Rocca del Leone, il Palazzo della Corgna, la Rocca di Passignano e l’originale museo del merletto.

Sono inoltre terminati i lavori per la nuova passerella dell’Oasi Naturalistica La Valle di Savino (Magione) sul lago Trasimeno.

Un’opera lunga 200 metri circa e larga 2 che si sviluppa seguendo l’estensione del canneto ed è già predisposta per un eventuale ampliamento.


Il percorso è anche dotato di un punto di osservazione coperto per le attività di birdwatching.

La passerella dell’Oasi del Trasimeno è costata circa 600 mila euro ed è stata finanziata coi fondi del Piano di sviluppo rurale (Psr) incamerati dal Comune di Magione.

Castiglione del Lago (15.200 ab. – 304 m s.l.m.).
Castiglione del lago è il principale centro cittadino del Trasimeno e sorge su uno sperone calcareo che un tempo costituiva la quarta isola del lago. In seguito all’abbassamento del livello delle acque, assunse l’attuale configurazione orografica: una suggestiva penisola a picco sul lago.

Castiglione del Lago è stato tra i primi paesi ad essere riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia per storia, cultura, bellezza del territorio e per la varietà di specialità enogastronomiche che qui si possono trovare.

Ad oggi, la cittadina è il centro più vivace del Trasimeno grazie ad un calendario di eventi che l’hanno resa nel tempo la città dei tulipani (Festa del Tulipano), del folklore (Festival del Folklore) e dell’albero di Natale più grande del mondo costruito sull’acqua (Luci sul Trasimeno).

Il borgo di Castiglione del Lago è una rocca medievale con il Palazzo Ducale e la Fortezza a quattro torri e Mastio triangolare di trenta metri.

Uno degli edifici più rappresentativi di Castiglione del Lago è il Palazzo della Corgna, detto anche Palazzo Ducale, eseguito su progetto di Galeazzo Alessi (noto architetto perugino), che fu la principale residenza dei Della Corgna tra il 1563 e il 1647.

Concepito come una piccola “reggia” era separato dal resto del paese e circondato da un fiorente giardino.

Il palazzo, in pietra calcarea e cotto, ha interni riccamente decorati.

All’interno della Sala Maggiore si trovano affreschi, opera del manierista Niccolò Circignani detto il Pomarancio, che celebrano le imprese d’arme di Ascanio della Corgna.

La Rocca del Leone (1247), collegata al Palazzo Ducale da un camminamento coperto molto suggestivo, costituisce uno dei più importanti esempi di architettura militare umbra.

Costruito al tempo in cui la città venne conquistata da Federico II di Svevia, l’edificio ha una forma pentagonale con quattro torri angolari ed è collocato su uno sperone calcareo che permette di dominare tutto il Trasimeno.

Al suo interno c’è un piccolo anfiteatro dove in estate si svolgono numerosi spettacoli.

Da questa Fortezza Medievale è possibile ammirare a 360° il paesaggio del Trasimeno.

Sono visibili i colli dove sorgono Città della Pieve (sud) e Cortona (nord), rispettivamente città natali del Perugino e Signorelli.

Percorrendo le mura si compie un viaggio ideale che ingloba i luoghi toccati dai due artisti: Perugia, Firenze, Arezzo, Roma, Città di Castello, Panicale, Orvieto, Asciano.

Si è letteralmente immersi nel territorio che essi attraversarono e al quale si ispirarono reinventando il paesaggio rinascimentale.

Si percepisce il colore azzurro del lago che riverbera i chiarori del cielo sfumando verso l’orizzonte, così come il verde delle colline, e l’ampiezza della vallata in tutta la sua bellezza.

La Chiesa di Santa Maria Maddalena è un edificio neoclassico edificato tra il 1836 ed il 1860.

Al suo interno ha una Madonna in Trono del 1500, una pala attribuita ad Eusebio da San Giorgio (allievo del Perugino), stucchi del Piervittori e una Madonna del Latte della scuola senese del ’300.

La Chiesa di San Domenico fu fatta costruire nel 1636 dal Fulvio II Alessandro, ultimo duca dei Della Corgna.

In seguito alla malattia della moglie il duca fece promessa di fronte all’immagine di San Domenico di erigere una chiesa in suo onore.

La chiesa è in stile barocco, composta in due parti: una è riservata alle celebrazioni religiose, l’altra (la sacrestia) è adibita alle riunioni della confraternita di San Domenico ed è anche il luogo dove sono conservate le reliquie sacre (tra cui il busto di Santa Barbara).

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