Il riccio, i croccantini del gatto…e il gattino


Immagini in cui si vede il dolce incontro tra un gattino e un riccio; la curiosità e la diffidenza di un gattino attirato dal suo “nuovo compagno”, ma anche la paura dello stesso riccio che si difende con i suoi aculei. I ricci -parliamo di ricci europei- vanno d’accordo con altri animali domestici?


Quando si tratta di altri animali domestici, i ricci hanno un vantaggio grazie al loro straordinario sistema di difesa.


I gatti in genere sembrano sviluppare rapidamente un sano rispetto per gli aculei di un riccio, mantenere una distanza rispettosa e stabilire un rapporto di pacifica convivenza.

Queste due specie vivono in un rapporto di mutuo rispetto e non si temono minimamente.

Il riccio presenta caratteristiche morfologiche arcaiche (come la formula dentaria e la conformazione del cervello) che lo accomuna ai primi mammiferi comparsi sulla Terra al termine del Cretaceo, rispetto ai quali non si è differenziato di molto: nel corso di milioni di anni ha solamente evoluto il rivestimento di aculei che tanto lo caratterizza agli occhi dell’uomo.

Per la variegata dieta che assume, è un animale onnivoro. L’alimentazione del riccio si basa su invertebrati di vario tipo, su uova e nidiacei, rettili ed anfibi; non disdegna nemmeno di mangiare piccoli mammiferi, soprattutto topi, di cui è considerato un cacciatore spietato in quanto uccide gli adulti e dissotterra i nidi per nutrirsi dei piccoli.

La credenza che i ricci si nutrano prevalentemente di vipere si rivela fondata solo in casi eccezionali: l’animale non teme infatti i morsi velenosi, in quanto i denti veleniferi sono più corti degli aculei e raramente riescono a penetrare il rivestimento di spine che protegge l’animale.

In caso di necessità, i ricci mangiano senza problemi anche ghiande, bacche, frutta ed altro materiale di origine vegetale nutrendosi in casi estremi anche di foglie.

Gatti e ricci possono quindi condividere lo stesso ambiente: mangiano, tranne vermi ed insetti, gli stessi alimenti (umido e crocchette). I ricci adorano sbocconcellare dalle ciotole degli altri animali, in particolare dei gatti, poiché sono ghiotti dei loro croccantini.

Il riccio è famoso per i suoi aculei pungenti e per un’incredibile mossa difensiva che lo rende davvero speciale. In caso di pericolo, infatti, i suoi muscoli dorsali si attivano consentendogli di appallottolarsi su se stesso e drizzare tutte le spine fino a diventare quasi invulnerabile.

Non a caso, esiste un vecchio modo di dire “chiudersi a riccio” ispirato proprio alla straordinaria capacità di questo animale.


Quando un riccio incontra un possibile pericolo normalmente reagisce immobilizzandosi e drizzando gli aculei sul dorso. Poi, se l’intruso lo tocca, si appallottola su se stesso. In questo procedimento, il riccio è aiutato da una fascia muscolare sulla schiena che, contraendosi, va a stringere in un sacco cutaneo tutto il corpo e gli arti.

L’aggressore si trova così dinnanzi un’impenetrabile cortina di spine: questa tattica, tuttavia, risulta inefficace con le volpi, che urinando sull’animale appallottolato lo costringono ad uscire dalla corazza, per poi finirlo mordendolo sul delicato muso, e con le automobili, di fronte alle quali l’animale si appallottola, venendo inevitabilmente travolto ed ucciso.

Sono infatti fra i due ed i tre milioni i ricci che ogni anno perdono la vita in questo modo mentre attraversano le strade.

Il riccio è un animale abbastanza diffuso in campagna, facile da trovare al margine dei boschi, nei giardini domestici e lungo i bordi di strade e sentieri.

La durata media della sua vita è 8-10 anni. In natura vive in una tana scavata nel terreno. È il suo rifugio diurno, nonché giaciglio nei mesi invernali in cui il riccio cade in letargo.

L’aspetto è piuttosto buffo e simpatico. Il suo corpo tozzo, a forma di pera, lungo circa 25–27 cm per un peso che difficilmente arriva al chilogrammo. Munito di una coda lunga appena 2,5 cm, ha un musetto piuttosto lungo e appuntito. Le zampe sono corte, tozze, con lunghi piedi e 5 dita munite di unghie appuntite.

Ogni riccio, inoltre, ha su tutto il corpo ben 6 mila aculei che cambiano di colore a seconda della stagione. In autunno e inverno, gli aculei sono marroncini, in primavera ed estate decisamente più chiari.

Il riccio raggiunge la maturità sessuale verso il primo anno di età. La stagione degli accoppiamenti può essere influenzata dai fattori ambientali come il clima e la disponibilità di cibo, ma di solito avviene da aprile a settembre.

Il corteggiamento dei ricci è un rituale molto serio e complesso. In questo lungo cerimoniale che non a caso è conosciuto anche con il nome di “carosello dei ricci”, il maschio non sempre viene accettato di buon grado dalla femmina.

E mentre l’accoppiamento in sé dura pochi secondi, i preliminari possono richiedere decisamente molto tempo. Al primo timido approccio del maschio, la femmina reagisce soffiando e sbuffando. Solo dopo molte insistenze, la femmina abbassa gli aculei e allunga le zampe per consentire l’accoppiamento.


Due ricci impegnati nell’accoppiamento

Quindi il riccio vince sulla quantità e non sulla qualità. Ho curiosato sul web: per quanto dotato sia, l’accoppiamento dura pochi minuti; i preliminari mooolto di più. A suo vantaggio però depone la frequenza. Insomma è un mago delle “sveltine”.


Quindi oggi abbiamo risolto l’arcano, in modo scientifico, del perché di dice “scopare come un riccio”…

La riproduzione avviene in estate con la femmina che da alla luce i piccoli tra giugno e settembre dopo una gestazione di 40 giorni. In alcuni casi possono verificarsi due nidiate all’anno, ognuna da 3-6 cuccioli. Anche dopo lo svezzamento, i cuccioli rimarranno con la madre diversi mesi.


Coppia di “visitatori con gli aculei” che copulano

I cuccioli nascono senza aculei, nudi, bianchi e inizialmente ciechi. Solo dopo qualche giorno gli aculei fuoriescono ma diventano rigidi e pungenti trascorso un mese. E verso i 2-3 mesi imparano finalmente ad appallottolarsi per difendersi dai predatori.

Il riccio è un mammifero appartenente alla famiglia delle Erinaceidae ed è anche un animale notturno. Un po’ come il ghiro, è un gran dormiglione, infatti di giorno dorme anche 12 ore filate. Cosa che non tutti sanno è che è anche l’unico insettivoro che in inverno cade in letargo. Alla prima variazione climatica, infatti, capisce che è arrivata l’ora di prepararsi a questo lungo sonno.

Il letargo del riccio è dettato da sensibili variazioni metaboliche, ma sopratutto dall’ipofisi, la ghiandola che stimola il pancreas a produrre insulina. Questo ormone, a sua volta, regola il livello degli zuccheri nel sangue che garantiranno al riccio un buona riserva per sopravvivere durante il letargo.
In autunno, non a caso, il riccio si dedica alle grandi abbuffate proprio per meglio prepararsi al suo lungo riposo. Fa scorte imbottendo il nido di provviste, accumula foglie ed erba secca per aumentare la temperatura interna e prepararsi un comodo giaciglio.

Da ottobre ad aprile si ritira nel suo rifugio, si raggomitola per bene e dorme quasi ininterrottamente per svegliarsi circa una volta al mese, giusto il tempo di uno spuntino.

Per quanto riguarda l’alimentazione, occorre distinguere nettamente quello che magia un riccio di campagna dalla dieta consigliata per un riccio tenuto in cattività. Il primo, infatti, vive in contatto diretto con la natura e si procaccia il cibo sopratutto di notte.

Durante il giorno riposa nascosto nella sua tana tra i tronchi e le foglie cadute. Durante la notte esce alla ricerca di cibo, percorrendo tragitti sempre uguali: non teme di attraversare spazi aperti in quanto è ben protetto dalla corazza di aculei.
Raggio d’azione: in una passeggiata notturna i ricci percorrono 1–3 km, si muovono in territori di caccia che possono estendersi fino a 30 ettari. Le femmine, che si spostano più lentamente, hanno campi d’azione massimi di una decina d’ettari di superficie. Generalmente, gli esemplari che vivono in ambienti aperti si muovono di più rispetto a quelli che si stabiliscono in aree boschive o riparate. Durante l’estate cambia più volte tana.

Nel suo caso, l’alimentazione è basata sopratutto su insetti, lombrichi, lumache, ragni e millepiedi. In assenza di questo nutrimento, si accontenta anche di piccoli rettili e anfibi, come rane e rospi. Essendo onnivoro, mangia ben volentieri anche frutta, funghi, bacche e ghiande.

Ricordate, infine, che il riccio è un animale ecologico. Nutrendosi di insetti e parassiti delle piante, il vostro giardino non avrà bisogno di prodotti chimici per tenere alla larga questi sgraditi ospiti perché a pensarci sarà proprio il vostro piccolo amico.

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