Tibet (aspettando le olimpiadi)…

“Seguo con grande trepidazione le notizie che giungono dal Tibet: il mio cuore di padre sente tristezza e dolore davanti a tanta sofferenza”. Lo ha detto il Papa al termine dell’Udienza Generale del mercoledì. “Con la violenza – ha aggiunto Benedetto XVI – non si risolvono i problemi ma solo si aggravano. Dio fonte di luce dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza”.
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“Ricerchiamo soluzioni che salvaguardino il bene e la pace nelle regioni del pianeta tormentate da conflitti: il Darfur e la Somalia, il martoriato Medioriente, la Terra Santa, l’Iraq, il Libano e infine il Tibet”. E’ questo il cuore del messaggio pasquale del Pontefice prima di passare alla benedizione urbi et orbi. IL DALAI LAMA VUOLE LA RIPRESA DEI NEGOZIATI CON LA CINA. Il Dalai Lama vuole che riprendano i negoziati tra Pechino e il governo del Tibet in esilio ed è impegnato per una soluzione pacifica della questione tibetana. Lo ha assicurato uno dei più stretti collaboratori del leader spirituale buddista, Tenzin Taklha. “Entrambe le parti – ha sottolineato – devono comprendere che dobbiamo vivere fianco a fianco. Sua Santità è impegnata al dialogo con i cinesi, vogliamo ritrovarci faccia a faccia e parlare”.
Attenzione: all’interno del post vi sono delle foto molto crude…


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dal sito www.freetibet.org
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Centinaia di Tibetani arrestati nella notte durante i rallestramenti della polizia. A Lhasa ci sono ancora sacche di resistenza. In molti edifici del centro storico vi sono giovani armati di bastoni, sassi e coltelli pronti ad affrontare i mitra della polizia comunista. Le prigioni (Laogai) Bomi, Powo Tramo, Chushur, Drapchi e Shengyebo sono stracolme di rivoltosi. La rivolta si è estesa a Labrang, le contee di Ngapa e Regbong e a tutta la regione dell’Amdo. Scontri e proteste sono registrati anche nelle vicine province cinesi dello Sichuan, Qinghai e Gansu.
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La censura Cinese, con la conscia complicità di una parte dei nostri mass media, fa uscire solo le immagini e le notizie che gli convengono. Presto l’attenzione dei media e le dichiarazioni di comodo dei nostri politici cesseranno in onore al dio profitto e al servizio del grande capitale. Si prepara quindi una nuova tragedia, un nuovo massacro, probabilmente peggio di quello di Piazza Tiananmen. Come nel caso della Birmania, dove si continua a morire e ad essere incarcerati in nome della libertà, calerà presto una cortina di ferro sul Tibet.
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L’unica speranza per gli studenti, lavoratori ed i monaci tibetani siamo noi! Chiediamo a tutti di fare quello che possono. Il regime comunista cinese ed i loro complici in occidente vogliono che noi pensiamo che “..non possiamo fare nulla…” Falso.
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Cosa si può fare? I giornalisti possono NON smettere di scrivere al riguardo.
Scrivete lettere ai giornali e commentate sui blogs.
Inviate e-mail e fax di protesta all’ ambasciatore cinese a Roma, Mr Dong Jinyi
Fax 06-8413467 chinaemb_it@mfa.gov.cn
Non comprate prodotti cinesi. Distribuite questo messaggio a tutti i vostri amici
Denunciate i complici del regime comunista cinese …. ve ne sono, purtroppo, molti nella nostra stampa. Sito della “Campagna di solidarietà con il Popolo Tibetano”
AD USO DI QUANTI INTENDONO BATTERSI PER LA CAUSA DEL POPOLO TIBETANO http://www.dossiertibet.it/

FERMIAMO LA DEPORTAZIONE DEI TIBETANI !

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Il Partito Comunista Cinese si è a lungo interrogato sulle ragioni della mancata “assimilazione” dei nativi ed è giunto alla conclusione che senza una radicale riorganizzazione del territorio non è possibile cancellare l’identità nazionale tibetana .
Cultura tradizionale e religiosità diffusa si possono estirpare soltanto se si cambia radicalmente la vita quotidiana di pastori e contadini, se li si allontana definitivamente dalle terre d’origine concentrandoli in aree dove sia possibile la “ricostruzione controllata” di una identità finalmente compatibile con lo sviluppo socialista.
Nei giorni scorsi è stato così emanato un provvedimento che impone a tutti i tibetani che ancora vivono nei villaggi situati a ridosso delle grandi arterie di trasferirsi , a loro spese, nei “gulag” realizzati in zone facilmente controllabili dalle forze di sicurezza cinesi.
Dalle prime immagini dei confortevoli loculi (3 metri x 4, privi di elettricità e di acqua potabile, ma sui quali sventola la rossa bandiera del PCC !) deduciamo che si avvicina ormai la soluzione finale della questione tibetana.

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Infatti accanto alle nuove “abitazioni” non c’è spazio per greggi ed armenti ed i tibetani saranno quindi costretti a svendere bestiame ed animali da cortile ,loro unica fonte di sostentamento , prima di “trasferirsi”nei nuovi campi di concentramento.
Inoltre la baracca viene loro venduta a prezzi esorbitanti ed il ricavato della vendita del bestiame potrà forse servire per versare un piccolo acconto, ma per saldare il debito dovranno chiedere un prestito ad una banca cinese; prestito che difficilmente potranno mai restituire.
Indebitati e disoccupati finiranno così per essere arrestati per morosità .
Mentre chi avrà osato sfidare l’ingiunzione governativa si vedrà radere al suolo la vecchia abitazione !
E questo è solo l’inizio della deportazione di tutti i pastori, di tutti i contadini che ancora vivono nelle campagne del Tibet.
Se l’esperimento avrà successo presto sorgeranno ovunque “insediamenti moderni”dove i nativi verranno” invitati” a trasferirsi pena l’arresto ed il sequestro di tutti i beni.
Ma nessuno ormai osa più denunciare i crimini commessi dalla cricca al potere.
Le poche immagini pubblicate sul sito della BBC (vedi sopra) da un coraggioso reporter sono state presto rimosse per non irritare Pechino.
Dopo l’inaugurazione della ferrovia, che ha già portato in Tibet migliaia di nuovi coloni, oggi non possiamo assistere impotenti alla più grande deportazione di massa dai tempi di Stalin.

Tibet e Olimpiadi/ Il Lama e il dragone cliccare quì

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