La Giornata Mondiale della Lentezza 25/02/2008

Ho preparato con calma questo post.
Bruno Lauzi – La Tartaruga (1975)

Chi va piano, va sano e va lontano. Mai proverbio è stato più smentito in questi ultimi decenni dove solo la corsa più pazza da Gioventù bruciata dà senso alla vita. Il ciclo di produzione e consumo deve essere da rapidissimo primato e il fast-food ne è l’emblema; il pulsare concitato della comunicazione può trovare solo nelle fibre ottiche, nei satelliti, la pista autostradale del proprio Roller Blade. Eppure anche quando si cammina concitati, ma all’improvviso si cerca di ricordare qualcosa, istintivamente si rallenta il passo, come se proprio l’indugio accelerasse il pensiero.
Piano piano questa idea della lentezza come risorsa salvifica deve essersi affermata anche ad onta di un’epoca che viaggia fin troppo veloce. Lo testimonia la seconda Giornata Mondiale della Lentezza, che si terrà il 25 febbraio prossimo tra l’Italia e New York.
L’associazione culturale L’arte del vivere con lentezza dà appuntamento a tutti per quel giorno ed invita a partecipare con la dovuta calma a tutte le iniziative che anche in modo estemporaneo verranno escogitate.
Si allunga l’elenco delle città italiane dove si riscopre la lentezza, da Iseo a Palermo, passando per Bologna e Trento, Orvieto e Roma; non poteva mancare la città che per eccellenza ha nel suo nome la stasi, quella di Fermo. Il club degli asinari, come l’anno scorso, ha ridato la sua adesione per organizzare lente cavalcate a dorso d’asino. Ci saranno “maratone lente”. Pedalate calme, magari con bici elettriche per non faticare per nulla. Tutti lenti che fa rima con contenti.
Il clou del Festival della lentezza si terrà a New York dal 25 al 27 febbraio: tre giorni a tempo di adagio tra slow-food e slow dialogues nei più vari campi, dalla filosofia alla musica, all’economia. In Union Square, entreranno in azione i Passovelox e i vigili della lentezza, che multeranno simbolicamente i newyorkesi troppo frettolosi. Sempre a Union Square si terranno gare di antichi giochi di strada e lunghe partite a shangai. Si stanno organizzando viaggi per New York, la “città gentile”, chissà se anche i più ritardatari riusciranno ad associarsi, ma intanto ci si può tesserare all’arte del vivere con lentezza basta informarsi al loro sito www.vivereconlentezza.it.
Ma sono come al solito letteratura e filosofia ad aver dato il la con le migliori giustificazioni per una vita al rallentatore: basti ricordare Milan Kundera che nel romanzo La lentezza descrive i lunghi assaporamenti dell’andar lenti, soprattutto nell’erotismo. Inattività e lentezza prescrive il filosofo Bertrand Russell nel suo Elogio all’ozio, mostrandone i pregi indiscutibili: vita più tranquilla, capacità di elaborare programmi di lungo periodo. Il bradipo metafisico per eccellenza è Oblomov, personaggio del romanzo omonimo di Ivan Goncarov: il più grande e invitto condottiero dello stare sdraiati a letto.
“Un tempo conoscevo solo stanchezze da temere”. “Un tempo quando?”: così Peter Handke inizia il suo Saggio sulla stanchezza, quella beatitudine dello sfinimento, del procedere contemplativamente e separatamente dal mondo che animano altri suoi due romanzi, Lento ritorno a casa e Ripetizione.
E che dire di chi, come Sten Nadolny, dedica un libro a John Franklin, scopritore di una via artica della navigazione, ma colpevolizzato da ragazzino perché lento, fino a farne un disadattato, un handicappato? A dieci anni “era ancora così lento da non riuscire ad afferrare la palla”: così Nadolny inizia il suo romanzo La scoperta della lentezza. Ma John Franklin, in realtà possiede un altro metodo di apprendimento cognitivo che fa della lentezza una sorta di cemento a presa definitiva: fissata una nozione, essa diviene una sicurezza incrollabile.
Quelle che possono apparire patologie della lentezza, alla resa dei conti si rivelano invece per accorte strategie.
Non è solo la rapidità a permettere l’avventura: Italo Calvino, in una delle Lezioni americane, lega questa dote mercuriale al suo contrario: la paziente lentezza, nel cui terreno matura ogni fulminea velocità d’intuizione. Già gli antichi del resto consigliavano: “festina lente”, affrettati lentamente. (Da Panorama)

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